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Nessuno ricorda la visita del Papa

La città che non spera più


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benedetto XVI, papa, ratzinger, Cronaca, Palermo
L'erba verde di ieri è già secca. E non parliamo del prato del Foro italico e della sua paventata scomparsa. Altro è il campo della devastazione.  Appena ieri, Benedetto XVI ha sollevato Palermo, come un bambino pauroso da prendere in braccio, verso la speranza, con un messaggio dolce e condiviso. Per un po' ha funzionato. Abbiamo intravisto un orizzonte diverso, stropicciandoci gli occhi. Poi, il meccanismo della rassegnazione ha inghiottito ogni possibile vagito. Gli orologi sono tornati indietro. E' come se Benedetto non fosse mai stato qui. E non sono solo i risultati del nostro sondaggio - dopo la visita del Papa Palermo cambierà in meglio? No (80%, 124 voti) Sì (20%, 31 voti) - a raccontarci la calata del sipario. Sono gli sguardi che incrociamo, le parole che ascoltiamo, i gesti che intercettiamo. Si erano illuminati al passaggio dell'uomo vestito di bianco. Sono ricaduti nella cenere depressa della nostra quotidianeità.

Perché accade? E' tristezza? E' legittimo scoramento al cospetto di una città in macerie? Forse. Ma forse è anche calcolata rassegnazione. E' il cinismo che non paga dazio. E' il girare le spalle di chi ha paura della felicità. Se sei felice sei responsabile dei tuoi sorrisi e della loro conservazione. Se hai un tesoro, sai che rischi di perderlo. Palermo non vuole fare i conti con il timore della disillusione. Non intende cedere alla speranza. Brancolare nel buio è più economico. La luce presenta immancabilmente bollette salate d'amore.

Il Papa è venuto e se n'è andato. Poteva essere una scossa. Poteva essere l'inizio di una storia nuova. Non è stato così.  Il mare che abbiamo amato sullo sfondo della Messa del 3 ottobre è tornato brutto e lontano. L'erba non è più verde. Ha smarrito il suo vento.