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Il massacro di Licata

Dopo le coltellate arriva la paura


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anziani, coniugi uccisi, Licata, Agrigento, Cronaca
Licata sottosopra, Licata sfinita dal dramma, manomessa dalla paura che il fattaccio possa capitare di nuovo. La cittadina marinara non riesce a superare lo choc del sangue innocente, dello strazio inconsolabile per due morti crudeli. I coniugi Timoneri hanno fatto una di quelle fine, destinata ai ricami morbosi da talk show e agli approfondimenti da seconda serata. Non fosse che a tenere banco, per ora, c'è un altro giallo, quello dei due anziani di Licata starebbe oggi sulla bocca dell'Italia intera. Sgozzati come capretti, dentro la loro casa, nel cuore di quel loro rifugio d'anzianità, dove Antonino e Rita - ottantadue anni lui, uno di meno lei - godevano la pensione e lo facevano con quelle ritualità che sono dei vecchietti sereni.

La cittadina è a pezzi. Alle sette di sera scatta il coprifuoco, come se il mostro assassino, una volta soffuse le luci, potesse tornare a colpire con una ferocia, fotocopia di quella di due giorni fa. Un delitto particolare, ammantato di misteri e di contraddizioni. Avvenuto in pieno giorno, nell'ora della siesta, alle tre del pomeriggio. I coniugi che aprono, sicuramente - secondo gli inquirenti - la porta ai loro aguzzini. Forse gli assassini potrebbero essere stati attesi dai Timoneri, magari per un caffè primo pomeridiano. Le vittime - secondo chi indaga - si fidavano di chi li ha ammazzati. Nell'abitazione non ci sono segni di scassi, forzature o vetri rotti. La banda di assassini - tre, più probabilmente quattro - avrebbe agito con calma, entrati in casa con tutti i convenevoli che si convengono, quando si apre la porta a un volto amico.

E' stata in quella ingenuità la fine impronunciabile di Antonino e Rita. Lui, prima colpito alla testa e poi sgozzato con un coltellaccio e quindi lei, con la stessa orrida sorte e un'agonia più lenta, dalle urla strazianti, tali da far accorrere la vicina di casa. Forse chi ha ammazzato conosceva bene le abitudini dei due vecchietti, sapeva che qualche valore in casa c'era e oltre ai gioielli - unico corredo del bottino - potevano esserci anche i risparmi. Del resto i Timoneri vivevano in una bella villetta, che dava l'aria di una vita benestante. Non è escluso che gli assassini avessero più volte parlato con le loro vittime anche confidenzialmente e sempre per via di confidenze - forse astutamente estorte - fossero venuti a conoscenza dei risparmi. Ed effettivamente i soldi da parte i Timoneri li avevano, ma non in casa. Gli investigatori stanno setacciando conti, eventuali polizze sulla vita, così da capire qualcosa in più.

Sotto decine di lenti di ingrandimento ci sono tutti i rapporti interpersonali delle vittime. Da quelli familiari, a quelli di vicinato a quelli di amicizia o semplice conoscenza. La coppia - impiegato comunale in pensione lui, casalinga lei - conduceva una vita normale e godeva nella città della nomea da persone oneste. Avevano dieci figli, nove dei quali emigrati in giro per il mondo - stanno tutti quanti tornando a casa per rendere onore alle salme dei genitori. Un solo figlio viveva a Licata. Ora chi investiga cerca di capire se la coppia avesse persone a servizio, anche saltuariamente o accompagnatori per le incombenze fuori casa.