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Altofonte, l'ombra di Raccuglia

Vecchia mafia, nuovi affari
Arrestati i compari del mattone


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arresti, boss, edilizia, mafia, mattoni, Cronaca, Palermo


A volte ritornano, è il caso di dire. O meglio, non se ne erano mai andati. Come Giuseppe Marfia, (nella foto) ben noto alle forze dell'ordine, che si sarebbe messo di nuovo in affari nel settore dell'edilizia. Oggi è stato raggiunto da un ordine di arresto assieme ad altri suoi tre compaesani di Altofonte. L'operazione è dei carabinieri del gruppo di Monreale.
Negli anni Novanta il nome di Marfia è stato associato ai pezzi grossi di Cosa nostra. Era finito in carcere nel 1995 con l'accusa di essere “a totale” disposizione dei reggenti della famiglia mafiosa di Altofonte, Mario Santo Di Matteo e Andrea Gioè. C'è di più. E' stato anche socio occulto di Giovanni Brusca e Leoluca Bagarella in una speculazione edilizia per la costruzione di alcune villette nel paese in provincia di Palermo. Nonostante una condanna, definitiva, per concorso esterno e la confisca patrimoniale non avrebbe perso tempo per rimettersi nel giro, costruendo una rete di imprenditori compiacenti. Prestanomi dei quali sarebbe stato socio occulto. Oltre a Marfia sono finiti in manette Salvatore Giuseppe Raccuglia, Andrea Di Matteo e Giovanni Battista Inchiappa.

Sono tutti di Altofonte. Tutti imprenditori disponibili a scendere a patti con la mafia per mettere le mani su importanti lavori.
La sezione misure di prevenzione del tribunale gli ha sequestrato beni per 5 milioni di euro. I sigilli sono stato apposti a cinque imprese edili, quattro di Altofonte e una di Misilmeri.
Non sono gli unici imprenditori coinvolti. Altri quattro sono finiti sotto inchiesta. A testimonianza, dicono gli inquirenti, che le rete di connivenze era molto più ampia di quanto sia stato scoperto.
Adesso i carabinieri del gruppo di Monreale, guidati dal colonnello Pietro Salsano, passeranno al setaccio tutti gli appalti, pubblici e privati, dove erano impegnate le ditte sequestrate. Così come resta da verificare se ci sia dietro la regia di Domenico Raccuglia, boss e signore di Altofonte, fino al giorno del suo arresto dopo una lunga latitanza.