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La lettera dell'ex collaboratore

Vincenzo Scarantino scrive ai Borsellino
La vedova Agnese: "Ti fai onore"


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borsellino, strage via D'Amelio, vincenzo scarantino, Cronaca, Palermo
"Non ne sapevo nulla della strage in cui venne ucciso il giudice Borsellino, non avevo motivo di depistare le indagini. Ma hanno vinto 'loro', le indagini sono state depistate, oggi sono un uomo solo, abbandonato da tutti e dalla famiglia". E' uno dei passi della lettera inviata da Vincenzo
Scarantino, l'ex collaboratore che si era autoaccusato di aver partecipato alla strage del '92 in via D'Amelio, dalla cella del carcere di Velletri, ai familiari di Paolo Borsellino, tra cui la moglie del giudice, Agnese. La lettera di Scarantino é contenuta nel libro "Gli ultimi giorni di Paolo Borsellino", di Lorenzo Baldo e Giorgio Bongiovanni, ed è stata pubblicata da Repubblica. Scarantino, che sta scontando una pena definitiva a 18 anni, scrive ai familiari di Paolo Borsellino, di "essere stato oggetto e vittima di piani e strategie che non mi appartenevano. Questo già perché quando sono stato portato all'aeroporto militare di Boccadifalco ho subito evidenziato che io nulla sapevo della 126 imbottita di tritolo sia della strage".

Scarantino scrive di essere stato sottoposto a sevizie psicologiche e a minacce, che gli inquirenti gli fecero credere di aver contratto l' Aids, e che lui non aveva motivo per depistare le indagini "fatto sta che hanno vinto Loro, le indagini le hanno depistate". "Caro Vincenzo - gli ha risposto con una lettera Agnese Borsellino - ti fa onore che tu abbia avvertito il bisogno di chiedermi perdono, è un sentimento che accetto. Mi chiedo quali siano i motivi per i quali mi chiedi perdono, quale ribellione ha la tua coscienza, come sei stato coinvolto in questa immane tragedia? Dopo la strage di via D'Amelio quali sono le persone che ti hanno 'zittito' e 'minacciato'? Quali istituzioni avevano interesse a depistare le indagini? E secondo te perché?".