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Le ultime vicende editoriali

E' la stampa... (continuate voi)


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E' la stampa.... bellezza, bruttezza, stoltezza? Il seguito lo apponga il lettore, all'inizio di una discussione che dobbiamo pur affrontare, perché il problema dell'informazione è centrale per una terra malandata come la nostra. E gli spunti non mancano. Chi è Antonio Condorelli? Da quello che abbiamo letto di lui, c'è sembrato un giornalista con una coscienza, con delle idee ferme e nitide, magari sbagliate. Diciamo subito che la paginata pubblicata dai suoi editori per raccontare la trama di un dissidio non ci convince affatto, salva la buonafede dei convenuti.  Il Condorelli "fascista" non può essere una sorpresa per nessuno, specialmente per la sua storia personale e familiare. Storia di padre, di correnti e di penati. Storia di una militanza politica mai rinnegata e mai sottaciuta, ma - come correttamente dichiara l'ex direttore - interrotta all'assunzione di un incarico giornalistico tanto delicato. Anche i toni della missiva editoriale - l'orrore, lo sgomento, lo sbigottimento - non ci appaiono consoni alla bisogna. Suvvia, siamo tra adulti, siamo tra maggiorenni e vaccinati...

Insomma, sotto il calderone deve esserci ben altro. Sicuramente c'è un contrasto atomico cui non sarà estraneo il riflesso politico. Sicuramente l'intervento di qualche corpo estraneo avrà insospettito il giornalista Condorelli. Sicuramente ci sono di mezzo quegli ingredienti misteriosi di cucina che interferiscono così spesso nelle vicende mediatiche. Sì, è un argomento di prima grandezza la stampa siciliana. E non è che Livesicilia per guadagnare lettori intenda fare le pulci a potenziali concorrenti. Credeteci sulla parola: non ne abbiamo bisogno. Né ci siamo mai sottratti alla critica perfino leggermente svaccata. Siamo tutti sotto il sole, censurabili e lapidabili. Ma proprio noi cronisti, tanto bravi nel discettare sui vizi degli altri, non possiamo limitarci ad elencare le nostre presunte virtù eroiche, facendoci scudo con i morti per amore di verità e di giustizia e con i vivi che mandano avanti dignitosamente la carretta di un mestiere splendido e difficile.

E allora venghino, signori, venghino, sotto il tendone del gran circo della stampa. Ci troverete editori antimafia e presunti legalitari che trattano malissimo i loro dipendenti. E altri talmente ammanigliati con la politica che non si capisce più la differenza tra i bollettini ufficiali del padrone di riferimento e gli articoli dei loro giornali. Ci sono giornalisti coraggiosi e altri pavidi. Ci sono vecchi del mestiere che non rinunciano all'amore per il medesimo e sono ancora capaci di consumare suole delle scarpe e taccuino a caccia di una notizia e di un'inchiesta. Mentre ci sono giovani imbottiti di noia che vivacchiano sotto i neon di gigantesche redazioni pensate come gabbie, come luoghi in cui non deve filtrare nemmeno un refolo di vento fresco.

Le conosciamo queste anime vaganti con relative biografie. Siamo intrisi dello stesso aroma agrodolce. Chiunque abbia fatto il giornalista in Sicilia ne è inzuppato, con una certa libertà di scelta: l'opzione di chi ci sguazza e il disagio di chi commisura la sporcizia a un'idea pulita della professione. Ora qualcuno chiederà i nomi dei colpevoli. La risposta riguarda pasolinianamente le certezze che non hanno prova. Quello che gli occhi hanno visto e quello che le orecchie hanno ascoltato non è sufficiente, spesso, per trasformare la realtà in inattaccabile indizio. E la verità si riassume presto: non esistono Arcangeli né Santi all'ombra del taccuino. Esistono uomini di buona o pessima volontà alle prese con una contraddizione di vita e di lavoro - tra nobiltà e compromessi - non semplice da sciogliere. Esiste un intrico visibile - e variamente affrontato secondo doti e situazioni - tra il giornalismo che dovrebbe essere intonso e la politica che lo vorrebbe piegato ai suoi interessi, a suon di potere e quattrini. Una politica sempre più violenta e volgare nei tempi del precariato istituzionalizzato.

Quale nodo particolare ci sarà dietro la battaglia tra le quinte di Sud? Non lo sappiamo fino in fondo. Però sappiamo che anche questa è una storia siciliana da ricordare. A suo modo esemplare come la storia de "I Quaderni dell'Ora". Un nome pieno di luce, resuscitato da valorosi colleghi che hanno indirizzato la strada di noi giovani, quando davvero eravamo i più giovani. Poi, scorrendo la gerenza, qualcosa non torna. Che ci fa Vinicio Boschetti nella selva limpida del giornalismo d'inchiesta, sia pure con mansioni di vettovagliamento? E' una domanda che si pone obbligatoriamente, per chi abbia memoria, a prescindere dai reflussi penali. E' la stampa... (continuate voi).