"Aiutateci a trovare gente che ha visto" - Live Sicilia

“Aiutateci a trovare gente che ha visto”

La moglie di Noureddine a Palermo
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Atika è arrivata a Palermo domenica scorsa, con la sua bambina, la piccola Khadija. Doveva arrivare il 19 febbraio. Doveva volare in Italia dal Marocco, ma ha rimandato la partenza quando ha saputo che suo marito, Noureddine Adnane, 27 anni, era morto all’ospedale Civico di Palermo. Nonostante le gravi ustioni causate dalle fiamme è riuscito a rimanere in vita per otto giorni. I familiari che erano con lui raccontavano come la donna non riuscisse a credere che suo marito fosse ancora vivo. Fino a quando non è arrivata la notizia.

Oggi Atika era nell’aula Rostagno del Comune di Palermo, in occasione di un nuovo incontro del “Comitato verità e giustizia Noureddine”, un gruppo di associazioni che vogliono scoprire cosa è successo a Noureddine e quale sia il reale rapporto tra i venditori ambulanti e i vigili urbani nella città. Un volto serio, che normalmente non si addice a una ragazza di ventuno anni. Il velo a coprirle i capelli lunghi e a incorniciarle i grandi occhi marroni. Con lei c’è anche la sua bambina, di soli tre anni, dalle guance rosse e i capelli nerissimi, che ancora non sa che cosa sia capitato al padre. Gioca con una rivista, non si ferma un attimo mentre la madre risponde alle domande dei giornalisti.

Si sentivano spesso, lei e Noureddine, ma l’ultima volta che si erano potuti vedere è stato un mese e mezzo fa. Si conoscevano sin da piccoli, da quando avevano dieci anni, cresciuti in una località a un paio d’ore da Casablanca. Erano sposati da tre anni e suo marito stava iniziando ad avviare le pratiche per farla venire in Italia. “E’ sempre stato tranquillo al telefono” dice la donna con la traduzione di Kahled, cugino di Noureddine.

Non sa niente” risponde ancora quando chiediamo se abbia ricevuto ulteriori spiegazioni sulla morte di suo marito. Il fratello di Noureddine, Mohammed, di 31 anni, spiega che nessuna istituzione ha parlato con lei per informarla o confortarla. “Anche io sono venditore ambulante, ma non ho mai avuto 5 verbali in 5 giorni, sempre dalle stesse persone” spiega ancora Mohammed. Lui era in Marocco quando è arrivata la notizia di ciò che era capitato al fratello: “Ricordo che mia madre è rimasta impassibile, con gli occhi fissi nel vuoto. Piangevano soltanto”.

Il padre di Noureddine ancora adesso chiede di suo figlio. Atika e la bambina vivranno con Mohammed e la sua famiglia. “Prega, non ha mai smesso di farlo. Si fida di noi, sa che faremo il possibile per lei e la bambina, per scoprire la verità e per non farle mancare niente, come se ci fosse ancora Noureddine” racconta ancora il cugino. “I familiari ringraziano tutti coloro che hanno contribuito alla raccolta fondi e a coloro che hanno preso parte ai momenti in ricordo di Noureddine” spiega Zaher Darwish, sindacalista della Cgil, responsabile immigrazione per Palermo. Il conto corrente aperto dal “Ciss” e da “Repubblica” ammonta a 20 mila euro, stanziati in sostegno alla famiglia e lunedì gli saranno consegnati. “Il consolato Marocchino – aggiunge Darwish – si è impegnato per farle ottenere il permesso di soggiorno”. Anche Giorgio Bisagna avvocato della famiglia ha preso la parola per lanciare un appello alla società civile: “Aiutateci a trovare gente che ha visto”.


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