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Tutti al lavoro per gli emendamenti| L’opposizione promette battaglia

Finanziaria e Bilancio
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Martedì 26 aprile. E’ il gran giorno per il parlamento regionale siciliano, che inizierà a votare Bilancio e Finanziaria. Non è cosa da poco per i 90 inquilini di Sala d’Ercole che, nell’impossibilità di andare oltre il termine del 30 aprile per l’approvazione dei documenti, dovranno necessariamente trovare un’intesa. Prova, data la litigiosità dei protagonisti, non così facile.

Per l’assessore al Bilancio Gaetano Armao in Aula arriva un testo fatto da “poche e significative norme fondate sulla logica del risanamento che abbiamo da sempre perseguito e che, in Assemblea, dovranno essere opportunamente integrate in alcuni punti qualificanti, come quelli sullo sviluppo e gli investimenti. Sono proprio questi gli argomenti più urgenti sui quali i siciliani attendono risposte concrete ed efficaci. Il clima collaborativo – ha concluso l’assessore – è la prima condizione per una legge finanziaria che consenta di avere i conti in regola e liberare investimenti per lo sviluppo”.

Per il vicecapogruppo Mpa Nicola D’Agostino quella faticosamente partorita dalla commissione è “una buona legge di Bilancio di contenimento della spesa e una Finanziaria tecnica e striminzita che deve ancora affrontare i nodi più urgenti della Sicilia”. D’Agostino si dice “certo che arriveranno le risposte giuste in tema di tagli dei rami secchi dell’Amministrazione, senza più stabilizzazioni di personale della Formazione e con importanti investimenti in termini di centinaia di milioni per finanziare come si deve la Legge sul credito d’imposta: sarebbe il primo vero segnale nei confronti del sistema produttivo siciliano ed il tentativo vero di fare ripartire una economia asfittica”.

“Tra oggi e domani – ha precisato stamani il presidente della Regione Raffaele Lombardo – concorderemo con i capigruppo all’Ars un maxiemendamento alla finanziaria che contenga elementi di sviluppo. Nella Finanziaria dobbiamo mettere dentro una sfilza di tagli, a cominciare a enti e società inutili che rappresentano un costo e introdurre disposizioni per lo sviluppo. Penso che ci siano le condizioni per realizzare, col massimo consenso, una manovra di rigore”. “Rigore”: parola sbandierata da tutti ma causa di polemiche. Rigore significa tagli, meno risorse ,e nessuno vuole rinunciare alla proprie battaglie. Altro termine caldo è “emendamenti”. Per presentarli c’è tempo fino a stasera e proprio sugli emendamenti puntano le diverse parti politiche.

Già oggi, ad esempio, il capogruppo Pdl Innocenzo Leontini manifesta “compiacimento per l’esito positivo che ha avuto il suo impegno sulla Catania-Ragusa, con il risultato dell’inserimento in commissione del proprio emendamento contenente l’anticipazione di 5milioni nel testo della Finanziaria”. Leontini però vuole di più: “L’impegno mio personale in Aula sarà finalizzato a inserire un nuovo emendamento in base al quale la Regione assuma l’impegno di anticipare sul proprio bilancio l’intera somma prevista di 237 milioni”.

E c’è da scommettere che altri emendamenti verranno presentati da Nino D’Asero, vicepresidente della II Commissione, per il quale “Bilancio e Finanziaria governative non risolvono i problemi e lasciano perplessi. Nessun intervento finalizzato allo sviluppo; niente sostegno alla piccole e media impresa; praticamente assenti gli interventi a favore dell’agricoltura; nessun tentativo di risolvere le criticità legate alla Sanità. Lo stesso uso dei fondi Fas – tuona – è colpevolmente distorto: con questi soldi, si prevedono interventi sulla spesa corrente e non quelli strutturali, di investimento”.

Parole pesanti anche da parte di Fli che, attraverso il capogruppo Livio Marrocco, definisce “monca” la Finanziaria approvata in Commissione. Marrocco annuncia così emendamenti “condivisi da Fli e Udc per incentivare ulteriormente lo sviluppo e ridurre le spese”. Obiettivo dichiarato: “tagliare molti rami secchi, come i consorzi di ripopolamento ittico, le commissione provinciali per la tutela dell’ambiente, gli uffici speciali degli assessorati e la commissione regionale per l’impiego. Chiederemo pure il blocco dell’attività di Sicilia e- Servizi nelle more del pronunciamento della Commissione speciale d’indagine e un tetto massimo di 150 mila euro annui alla retribuzione dei dirigenti regionali. Inoltre tra le misure tese a incentivare lo sviluppo proporremo più fondi per il credito d’imposta e il microcredito per imprese e famiglie”.

Tra gli emendamenti a firma di Alessandro Aricò, ad esempio, “la reintroduzione dell’Ispettorato tecnico regionale delle Infrastrutture, l’equiparazione anche in Sicilia delle infermiere della Croce Rossa alle altre e l’inserimento pure del Corpo delle Capitanerie di Porto e di quello Forestale statale nell’elenco di chi può usufruire dei trasporti gratuiti per motivi di servizio”.

Parole dure da Salvino Caputo (Pdl) per il quale “questa Finanziaria e questo Bilancio sono inficiati da questo difetto originario che ha visto una classe politica perdente, sconfitta dagli elettori, che grazie ad un tradimento si trova improvvisamente a diventare forza di governo, senza averne la cultura, senza averne le dimensioni, senza avere lo spessore politico e intellettuale – e mi riferisco non all’intelligenza personale, ma alla visione del Governo che propone una maggioranza che è la sintesi di una manovra prettamente clientelare e pre-campagna elettorale”.

Stessi toni nelle parole del leader di “Sicilia Vera” Cateno De Luca che boccia come “una farsa” la Finanziaria. “Non credo – ha detto intervenendo in aula – che questo Parlamento voglia approvare l’ennesimo bilancio falso. Non credo che questo Parlamento voglia partire da presupposti falsi. Perché alla fine di ogni anno ci sono circa due miliardi e mezzo di differenza tra entrate ed uscite. Il cosiddetto deficit strutturale? Chiedo a questo Parlamento perché il bilancio ora bilancia, è tutto a posto, tante entrate, tante uscite. Perché alla fine dell’anno si evidenzia quella differenza, accumulata anche negli anni che aumenta a livello corrente tra entrate ed uscite? E’ semplice: perché i punti di partenza di questo bilancio sono sempre falsi! Signor Presidente dell’Assemblea, delle due l’una. Se noi dobbiamo salvare il nostro ‘sedere’ di parlamentari e quindi dobbiamo approvare un bilancio entro il 30 aprile, l’assessore dica perché entro febbraio scorso non ha portato i conti di come stanno effettivamente le cose nel mondo delle partecipate”.

“Noi – ha proseguito De Luca nel suo colorito intervento – partiamo sempre da presupposti sbagliati, falsi perché tutti questi debiti – e la norma prevede questo -, dovevano rientrare già in un documento collegato al bilancio e alla finanziaria che evidenziava quali erano i veri punti di partenza. Non mi sento di prendere la scure e di indirizzarla contro i forestali, contro la formazione, contro la gente che vive con 500 euro al mese, quando poi la scure ce la dovremmo dare in testa, caro assessore Armao”.

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