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Storia di un cane

Palermo bastardissima


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cane, dario argento, gea press, palermo, Cronaca
C'è un cane lasciato in un cassonetto come una cosa a perdere, con una scritta “Ti amo”, che sarebbe lieta e gravida di letizia, ma che associata al contesto assume un lampo lugubre, un sapore di morte. Ancora una volta, Palermo ci interroga con le sue foto che nessuno sa spiegare, con il suo nonsenso, con quell'attitudine di mescolare insieme pezzi e storie irriducibili. Palermo è un film assemblato da un montatore pazzo, da uno che ha sbagliato mestiere, da una mano che ha deciso di riattaccare spezzoni di pellicole diversissime. Un minuto prima è Heidi nella sua casa di campagna col nonno e tutto il resto. Un minuto dopo, spunta Dario Argento. E la colpa è nostra che la scegliamo per i suoi brividi da ottovolante, per la sua metastasi dilandoghiana che affascina gli indagatori dell'incubo. Per il suo profilo di corvo poggiato nell'oro, macchia nera che offre il senso di tutto, in un campo di grano. Ti concentri sulle ali buie dell'uccello del malaugurio e finisce che non senti nemmeno più l'odore delle spighe.

Dunque, c'è questo cucciolo, questo indifeso brandello di carne e anima. E c'è un cassonetto, simbolo pieno o vuoto di una decadenza comunque eguale a se stessa. E c'è questo messaggio in bottiglia scritto da un cittadino dannato. Non lo possiamo perdonare. Non perdoniamo la violenza del gesto in sé. Non perdoniamo l'assimilazione della sporcizia alla purezza, che ha il solo scopo di devastare il candore, di trascinare il pulito in un angolo di muffa e ragnatele, di sciacquare il salone e la posateria delle feste con un'acquerugiola rosso sangue. E' una depravazione. E' una sconsacrazione. E' l'ultima offesa di un cane bastardo, nella città dei cani bastardi. Ed è chiaro che i cani in senso proprio non c'entrano.

Vorremmo averlo tra le mani l'idiota del cassonetto e mica per prenderlo a schiaffi, ché gli faremmo un favore. Vorremmo ucciderlo con l'unica arma disponibile ed efficace nei confronti dei turpi come lui. Una poesia. Magari una poesia di Giorgio Caproni. Magari proprio quella poesia di Caproni che dice: “Fermi, tanto non farete mai centro. La bestia che cercate voi, voi ci siete dentro” (Saggia apostrofe a tutti i caccianti).