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Cracolici a tutto campo

"Sicilia, si cambia davvero"



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Piana degli Albanesi, contea fatata, ingiustamente famosa per i cannoli. C'è tanto altro. Per esempio, c'è Giuseppe Schirò Di Maggio, poeta vero, che ha scritto versi memorabili. Di sera, alla festa del Pd, c'è
Antonello Cracolici. Basta la parola. Rilassato, appena un po' sofferente per una caduta, il plenipotenziario dei Democratici risponde alle domande di una chiacchierata aperta, con tanto di pubblico. E non omette nulla. Ecco un rapido sunto.

Onorevole Cracolici, cominciamo dalla cronaca. Che ne pensa dell'editto lombardiano sulla rassegna stampa e sulla censura alle notizie "sgradite".
"Devo rispondere che se è successo è stata una stronzata. Mi spiace, non trovo altri termini. Ma non mi ci soffermerei più di tanto. Aggiungo: è pure un fatto di dignità professionale dei giornalisti. Più vado avanti, più ne incontro sempre di meno. Non c'è solo la casta dei politici".

Ma ci sono giornalisti poveri. Più complicato trovare poveri tra i politici.
"E ci sono giornalisti poveri che aspirano a diventare come i giornalisti ricchi".

Esiste un complotto mediatico contro il governo regionale? Cosa ne pensa della stampa?
"Il mio giudizio sulla stampa meriterebbe una trasmissione dedicata interamente a questo. Veniamo al punto. Questo governo non è il bene assoluto. C'è un presidente che non ho scelto io. E' stato votato dal 66 per cento dei siciliani, dopo un evento traumatico. Per completezza, ricordo che qui c'è il centrodestra più grosso d'Italia. Abbiamo introdotto, mi pare, corposi elementi di novità".

E allora?
"Allora, da uomo di sinistra, rivendico il nostro percorso. Io voglio cambiare le cose in Sicilia, voglio cambiarle davvero, e per farlo dobbiamo vincere. Altrimenti, le idee restano lettera morta. Ai tempi del Pci, l'obiettivo era dare più forza all'opposizione, lo scrivevamo sui manifesti. Sopravvive una sinistra che ama prendere a pugni il vento. Urli. Ti sfoghi. Sei soddisfatto. E tutto rimane per come è. Il Pd ha una sfida riformista davanti a sé".

Con Lombardo?
"Io so solo che il governo Lombardo, anche se non è il migliore possibile, ha provato e prova a scardinare le architravi degli interessi politico-mafiosi. Mi basta. Ecco perché dobbiamo edificare un'alleanza politica, coinvolgendo personalità politiche. Il governo dei tecnici è stato utile, ora rischia di diventare un'ipocrisia. Serve una svolta forte".

Veramente, il presidente della Regione, nell'ultima conferenza stampa, ha parlato di integrazioni politiche al governo tecnico. La sfumatura per Lombardo è tutto. Voi siete convinti che lui sia convinto di procedere nella direzione immaginata?
"Cosa deciderà Lombardo non so. Il Pd deve affermare un'alleanza politica. La giunta viene dopo. Io, certo, non farò al governatore dichiarazioni d'amore, come si usava nei fidanzamenti. Il rilancio di Lombardo passa da noi, dal Pd. E lui lo sa".

Il fidanzamento sarà celebrato? Sì o no?
"Non mi espongo mai se non ho la certezza del sì".

Torniamo a Palermo. Cracolici candidato sindaco?
"Non mi sono mai candidato a nulla. Se me lo chiedessero, accetterei di giocarmi la partita. Guardiamo oltre".

Dove?
"E' finita l'era degli uomini soli al comando, delle bacchette magiche. E' una filosofia che ci ha condotto al fallimento. Ci vuole l'orchestra. E non mi piacciono quelli che si candidano in solitudine. Vedremo dove arriveranno. Può capitare di entrare papi nel conclave e di uscirne senza nemmeno il cappello da cardinale".

Gli uomini soli al comando, come Leoluca Orlando?
"Direi che mutano gli attori, i protagonisti di ieri - gli Orlando, i Bianco - sono in crisi. Comprendo che si tenti di difendere le posizioni con le unghie e con i denti".

Voi siete disposti, sul serio, a discutere con tutti?
"Purché nessuno mi accusi, punti il dito e dica che sto tradendo la causa. Purché nessuno ponga un veto. Ai tempi di Orlando c'era il club di Villa Niscemi (la residenza del sindaco, ndr). Lui riceveva Lo Porto, Cuffaro. Se noi dialoghiamo con gli altri, siamo traditori. E' inaccettabile".

Si chiacchiera ancora a Piana, tra un panino e una birra. Antonello Cracolici discute di sanità: "Ci sono delle criticità, tuttavia è giusto tagliare gli sprechi". Di clientele nella formazione: "pure nella mia area di riferimento". Di Cuffaro in chiave giudiziaria: "Non ho gioito per la sua condanna e trovo vergognoso l'atteggiamento di chi ha festeggiato. Neanche indulgo al buonismo o al pietismo. Si raccoglie per come si semina". Si alza un signore con la maglietta rossa. Afferra il microfono e comincia un serrato e polemico botta e risposta con l'onorevole. Qualcuno, in platea, scuote la testa. Poverino, è un vendoliano.