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Chiedono lavoro, stabilità, diritti
La protesta dei precari in catene


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Continuano le proteste dei precari della scuola. Questa mattina, l’incatenamento di fronte alla sede del Provveditorato agli studi di Palermo da parte di quindici donne è stato solo l’ultimo atto di una mobilitazione iniziata già nel 2008. A dire il vero con pochissimi risultati. Palermo è tra le province più penalizzate dal decreto Gelmini: soltanto 317 le cattedre assegnate ai precari, a fronte di un bacino enorme di lavoratori in attesa di stabilizzazione. Nel pomeriggio una manifestazione di fronte ai cancelli dell’Ars, per protestare contro i tagli e chiedere, ancora una volta, le assunzioni in deroga e la possibilità dei trasferimenti in sedi del Nord con la garanzia di non scivolare in fondo alle graduatorie.

Insegnanti, operatori amministrativi e tecnici: il popolo dei precari della scuola è eterogeneo e composito. Molti hanno diversi anni di servizio alle spalle, quasi tutti sono vincitori di concorso in attesa di una cattedra. L’età media supera i quarant’anni, molti i casi di familiari e figli a carico. Alcuni di loro mantengono una recondita speranza in un futuro migliore, molti di più sono invece gli scoraggiati, convinti di essere rimasti irrimediabilmente incastrati in un meccanismo pernicioso che assomiglia tanto a un gioco dell’oca. Dove i passi avanti, molto spesso, sono seguiti da fasi di stallo forzato o d’incomprensibile ed estenuante retrocessione. Per loro è difficile immaginare tempi migliori.

Frustrati dall’imposizione di un’esistenza incerta, demoralizzati dall’impossibilità di elaborare un progetto di vita lineare, ai precari siciliani non resta altro che alzare la voce, scioperare, incatenarsi l’un l’altro in attesa che qualcuno, finalmente, dia loro una sacrosanta briciola di speranza.