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Prove tecniche di successione

L'ultimo bacio di Angelino



angelino alfano, sivlio berlusconi, Politica
Siccome qualcuno non aveva capito bene, Angelino Alfano, con la pazienza dei santi e dei siciliani, è tornato sul tema e sulle sue spine. La candidatura di Berlusconi nel 2013? "Fisiologica. Ho detto una cosa naturale e di buonsenso. Berlusconi è il presidente del Consiglio dei ministri che ha vinto le elezioni ed è fisiologico che sia ricandidato". Ora, noi sappiamo che Angelino sapeva che avrebbe sollevato un vespaio, con l'affermazione calata come una granata sulle macerie di questa complessa transizione italiana. E se Angelino sapeva, significa che intendeva. Cioè, voleva provocare le reazioni in atto, la scossa tellurica. Resta la domanda: perché? Le risposte sono almeno due e prevedono un differente grado di malizia. Nel primo caso, il percorso è fin troppo semplice. Candido Berlusconi, così lo seppellisco sotto il coro di no e mi tolgo lo sfizio di punzecchiare la Lega. Una volta tumulato il leader - imbolsito, invecchiato, appannato, ormai perfino fisicamente inabile al ruolo - la strada è spianata. C'è Angelino, con la sua faccia rassicurante da moderato. C'è il nuovo corso. Poi toccherà a Maroni disfarsi del cadavere di Bossi, in nome di un patto rinnovato nel cuore della nuova destra.

Forse troppo elementare, per quanto possibile. C'è la seconda ipotesi. Trattasi di diversivo. Il governo si sta impiccando a una manovra pasticciata che cambia fisionomia ogni giorno? Tirare fuori dal cappello a cilindro il nome di Berlusconi vuol dire condurre volpi e cacciatori su un altro sentiero. Incarnare un diverso luogo del dibattito. Creare una falsa pista. Una strategia che potrebbe avere ricevuto il consenso dell'esangue capo. Oltretutto, Angelino otterrebbe comunque la quadratura del cerchio. Sono sempre prove tecniche di successione. Bisogna capire se per Berlusconi ci sarà una via d'uscita leggera. O se sarà piazzale Loreto, secondo la peggiore consuetudine nazionale.