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Palermo verso le elezioni

La rivoluzione di Albanese in 10 punti:
"Insieme per scongiurare il declino"



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Palermo si avvia a una campagna elettorale che deciderà il successore di Diego Cammarata e determinerà il futuro della città, e in cui Confindustria Palermo vuole giocare un ruolo da protagonista. Il presidente
Alessandro Albanese definisce il capoluogo siciliano “un motore da riparare” e annuncia la preparazione di un documento, che sarà pronto per fine ottobre, con cui gli industriali individueranno dieci punti da sottoporre ai candidati perché vengano inseriti nei programmi elettorali. E avanza anche la richiesta alla classe politica di un maggiore impegno nella lotta alla mafia e a favore delle imprese.

Presidente Albanese, l’anno prossimo Palermo andrà al voto e già si scaldano i motori della campagna elettorale. Si fanno nomi di possibili candidati e alleanze. Cosa ne pensa?
“Per ora si fanno solo i nomi, ma a noi interessano i programmi, vogliamo sapere cosa si vuole fare per la città. Noi siamo pronti a dare il nostro contributo, nella convinzione però che le categorie produttive debbano svolgere il loro ruolo e non supplire alla politica che deve tornare a occupare il posto che le spetta, affrontando i problemi”.

In che modo gli industriali vogliono dare il loro contributo?
“Stiamo preparando un documento, dieci punti per chiedere una nuova pianificazione della città, che renderemo pubblico a fine ottobre e che daremo a tutti i candidati. Non semplici rivendicazioni ma contenuti, linee guida per la città non solo di natura economia ma anche sociale. Vorremo  ‘imporli’ alla classe politica, sono cose che sembrano scontate ma non lo sono. Palermo è un motore che va riparato”.

Cosa non l’ha convinta dell’amministrazione Cammarata?
“Sicuramente questa è un’amministrazione che è partita con un grande slancio ma che negli ultimi anni ha vissuto un lento ma costante declino. Ma qui non si tratta solo degli errori di questa amministrazione, ma di una visione che coinvolga anche le categorie sociali e produttive, i cittadini. E comunque il discorso vale anche per il consiglio comunale: le istituzioni non sono state in grado di raggiungere gli obiettivi che tutti ci aspettavamo. Dalla mancata privatizzazione delle società partecipate al fallimento di alcune di esse, passando per i lavori pubblici bloccati, le grandi incompiute, l’abbandono delle fasce più deboli”.

Avete iniziato un dialogo anche con le altre categorie produttive?
“Certamente, nella Camera di Commercio, che è una sorta di camera di compensazione delle istanze della città, dialoghiamo con le categorie produttive, con i commercianti, gli artigiani, i contadini. Ci vuole il contributo di tutti per riparare questo motore, ma ripeto che la politica deve tornare a esercitare il suo ruolo in primis anche nel campo etico. La lotta alla mafia, la lotta per la legalità non può essere portato avanti solo da noi, non si può delegarlo esclusivamente alle categorie produttive come è avvenuto in passato. Noi continueremo a farlo, ma serve una programmazione”.

Può anticiparci qualcosa del documento che state preparando?
“No, non ancora. Ma posso dirvi cosa faremo nel prossimo direttivo: ci sono cose importantissime, a costo zero, che si potrebbero fare subito. Conteremo i giorni che mancano, al consiglio e al sindaco, e chiederemo loro di varare il piano del traffico, quello della pubblicità, di affrontare la vicenda Fiera del Mediterraneo, il progetto del cimitero. Alcune cose sono al palo da anni, non vengono fatte e potrebbero liberare risorse private. Si facciano i bandi pubblici, alla luce del sole”.

Se lei dovesse immaginare Palermo fra dieci anni, come se l’aspetterebbe?
“Immagino una città vocata al mare, con spiagge fruibili, con strutture per la mobilità che colleghino le autostrade senza tagliare in due la città, cosa unica al mondo. Immagino una città che dia maggiore attenzione alle imprese, una città in cui un’impresa possa aprire un’attività in tempi europei, al massimo un paio di mesi. Ma sono solo dei bei sogni”.

Prima ha accennato alla legalità, alla necessità che la politica faccia il suo. Cosa intende?
“I partiti potrebbe cominciare col non candidare quelle persone che hanno sentenze passate in giudicato o sono in odor di mafia. Questo deve farlo la politica. Va rispettata l’etica, fatta salva la presunzione di innocenza. Il comune potrebbe varare un regolamento per non rilasciare licenze o cambi di destinazione a chi non ha la certificazione antimafia, l’ha negativa o presenta certificazioni atipiche perché ci sono delle macchie. Ci vuole una forte azione amministrativa, stando attenti anche quando si rilascia a un bar lo spazio per un gazebo. Se hai una certificazione non in regola non ti do niente, nemmeno il gazebo. Ovviamente vale per le piccole attività come per le grandi aziende. Stroncare sul nascere le imprese che non stanno sul mercato e hanno risorse illecite e possono difendersi meglio dalla crisi, è necessario. Sono tutti atti di natura amministrativa, mi auguro che il prossimo sindaco prende una posizione forte in merito".