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Parla Calaciura, manager dell'Asp 3

"D'accordo, ho sforato
Ma non è colpa mia"



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“Il Comune di Catania mi ha rovinato! Ho sforato tredici milioni di euro per un contenzioso che non sono riuscito a riscuotere. Un contenzioso relativo alle prestazioni che vanno dal 1998 al 2009”. Il manager dell'Asp3
Giuseppe Calaciura racconta il calvario che lo ha portato a rassegnare le dimissioni, salvandosi dal commissariamento e dalla conseguente impossibilità di ricoprire incarichi pubblici per i prossimi due anni. Cordiale, dotato di lunga esperienza, è soddisfatto del lavoro svolto alla guida dell'Asp3.

Per uno scherzo del destino, o per il vento autonomista che soffia dall'azienda sanitaria verso il Comune di Catania, l'ex direttore amministrativo dell'Asp3, che lottava contro il Comune per il contenzioso, è da tre anni direttore generale del Comune di Catania. Si chiama Maurizio Lanza e in questo caso è difficile dire se sia vittima o carnefice del trapasso burocratico di Giuseppe Calaciura.

Dottor Calaciura, ci dica la verità: le sue dimissioni fanno parte di un accordo diciamo “sottobanco”?
“E' stata una scelta mia di correttezza. Non avrei mai fatto un contenzioso. Sono stato proposto dall'assessore Russo, è una questione di stile e dico che non sono abituato a questa gogna mediatica. Emotivamente non è un risultato che mi ha fatto piacere, ma ritengo di avere la coscienza a posto e di aver portato l'azienda ad un ottimo livello".

Qual è la situazione che ha trovato al momento del suo insediamento?
"Dieci anni fa c'erano 100 milioni di euro di debiti, ne ho trovati 46 e li ho portati a 18. Adesso abbiamo i budget per le case di cura ma ci sono dei “fuori lista” come le protesi, l'oncologia...

Problemi?
"Non molti devo dire. C'è la questione della mobilità passiva, cioè se un cittadino si reca presso una struttura ospedaliera pubblica catanese o anche fuori Catania si crea un costo che è fisiologico, ma è sempre un costo. Tutte le persone che si ricoverano in questi ospedali vengono messe in una 'scatola' di mobilità passiva. Questo l'ho contestato all'assessore ma non siamo riusciti a trovare un accordo. Io come azienda non posseggo ospedali in città e quando i catanesi si ricoverano devo pagare altre aziende, anche se sono pubbliche. Come fossero private. Questo è stato il motivo dello sforamento".

Dall'alto della sua esperienza quali sono i punti deboli della riforma di Massimo Russo? sempre che ce ne siano...
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Non so se ci sono punti deboli, forse la vastità di queste tre aziende sanitarie. La riforma di Russo mette al centro il territorio. Noi dovremmo occuparci solo del territorio, rafforzare il territorio. Da me ci sono 7 ospedali, 9 distretti, 700 posti in case di cura private, una ottantina di convenzionati esterni, centinaia di farmacie. Non ci sfugge niente, ma la vastità è sempre vastità".

C'è il rischio che lei sia il capro espiatorio di una situazione molto complessa?
"
Non penso, ho firmato l'incarico con la consapevolezza di quelli che erano i rischi e devo dire che è stata un'esperienza importante che ha dato i suoi frutti".

Ha in mente qualche incarico per il futuro?
"Sono un giovane pensionato, ho 70 anni ma non starò a guardare la televisione o fare la spesa".

Concludendo con una battuta: cosa farà da grande?
"Vorrei continuare a lavorare nell'ambito della sanità...".

Accetterebbe la presidenza dell'autorità portuale di Catania, di cui si parla molto?
"Non conosco bene il porto, ci passo quando devo evitare il traffico di piazza Alcalà! Leggo questo momento in chiave manzoniana: “Può essere un castigo, ma può essere anche misericordia”.