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Il pomeriggio

Il presidente tra impegni e curiosi:
"Necessario un esame di coscienza"


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, Cronaca
Si è conclusa in viale delle Scienze tra gli applausi, la prima giornata di impegni palermitani del presidente Napolitano. Una giornata intensa per lui e sua moglie Clio, quasi sempre al seguito. Il Capo dello Stato infatti questo pomeriggio è stato prima a visitare le Carceri dei Penitenziati restaurate nel complesso dello Steri, dove è stato accolto dal rettore Roberto Lagalla che ha fatto gli onori di casa. Ad aspettarlo fuori soltanto qualche curioso. "Siamo in pochi perchè non c'è più il senso delle istituzioni. Io volevo fare vedere a mio figlio il presidente della Repubblica, sono venuto qui per questo": dice Giuseppe Russo guardandosi attorno. Mentre Maria Provvidenza Santoro ci racconta di essere lì proprio perchè si trattava del Capo dello Stato. Dice di arrivare da Bonagia, ha preso l'autobus per vedere il presidente Napolitano "È l'unico per cui avrei fatto questa sfacchinata. Il resto dei politici non merita nulla. Non c'è folla perchè siamo stanchi di loro ed è per loro che io mi vergogno di essere palermitana".

E anche se nel frattempo, tra curiosi ed estimatori il gruppo che aspetta Napolitano all'esterno, si fa più cospicuo, rimane molta delusione al suo arrivo. "Poteva almeno salutare" mormora qualcuno. Ma il passaggio è breve, c'è fretta. Il presidente infatti raggiunge già alle 18 la Facoltà di Ingegneria dell’Università di Palermo, per intervenire alla sessione plenaria del XXV convegno della Società Italiana di Scienza Politica. "È necessario un esame di coscienza collettivo sui comportamenti, non solo della classe politica ma anche dei singoli individui". È quanto il presidente Napolitano dice all'inizio e ribadisce anche al termine del lungo dialogo con il presidente della Sisp Gianfranco Pasquino. “Bisogna capire che non viviamo negli anni ’70 o ’80, bisogna cambiare ciascuno nelle nostre aspettative e nei nostri comportamenti, e bisogna farlo alla maniera europea altrimenti non c'è futuro per questo Paese”.

Il titolo del dialogo, che doveva essere una lectio magistralis (Napolitano si dice contento che sia stata mutata in semplice "colloquio") è “Rifare gli Italiani per stare in Europa”. Ma non si sbilancia mai durante la conversazione il presidente della Repubblica, anche quando dal suo interlocutore arrivano domande provocatorie come quella sul suo giudizio sul comportamento attuale del Parlamento. "Cercherò di non cadere nella trappola" dice sorridendo. "Ho trascorso 40 anni in Parlamento e non posso che considerarlo un'istituzione fondamentale, insosttuibile e con una grande funzione pedagogica". L'unica sommessa punta di critica è quando dichiara che "Viviamo in un periodo in cui ogni tanto qualcuno si sveglia la mattina e pensa di modificare qualche articolo della Costituzione".

Al termine del colloquio durante il quale tanti sono stati i temi trattati dall'unità d'Italia al risorgimento, dalla messa in discussione del sistema maggioritario, al fascismo fino all'impegno europeo e tante le personalità storiche citate: Mazzini, Salvemini, Spinelli per fare solo qualche nome, Napolitano esce tra gli applausi generali del pubblico di viale delle Scienze, preceduto dalla moglie Clio, da Giovanni Avanti e da Giuseppe Silvestri. Ad aspettarlo all'uscita, anche questa volta, ci sono dei precari. "Siamo degli operai agricoli" dicono Gaetano Cipolla delegato Cisl, e Massimo Pace delegato Cgil. "Ci hanno dimezzato le giornate lavorative, da 179 a 80 e così non possiamo chiedere neanche il sussidio di disoccupazione. Non sappiamo che fare, volevamo solo farco sentire e vedere dal presidente".