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Il gioco del toto-sindaco
Tutti i nomi del dopo Diego



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Al comune di Palermo è ormai partito il toto-sindaco. Mancano pochi mesi all’inizio ufficiale della campagna elettorale, ma la corsa per la successione a Diego Cammarata ha già preso corpo, senza esclusione di colpi, specie all’interno dei vari partiti. Tra lo scontento delle categorie produttive e dei sindacati, che avrebbero voluto si partisse prime dai programmi, ecco tutti i possibili candidati alla poltrona di primo cittadino del capoluogo siciliano.

CENTRODESTRA. Il nodo da sciogliere rimangono le primarie: il segretario nazionale del Pdl, Angelino Alfano, alla festa dei giovani ad Atreju ha ribadito che le consultazioni si faranno in tutte le città e le province, ma questo fa a botte con le voci che vorrebbero Roberto Lagalla come candidato designato proprio dall’ex ministro della Giustizia. Il rettore dell’ateneo palermitano ha sciolto le riserve e, a mezzo stampa, annunciato di essere disponibile a correre per le prossime elezioni. Sul suo nome ci sarebbe il benestare anche del presidente del Senato, Renato Schifani, e di Gianfranco Micciché, ma nel Pdl sono già spuntati i primi mal di pancia. Carlo Vizzini ha manifestato tutto il suo malumore, e alcune voci lo vorrebbero in uscita dal partito di Silvio Berlusconi: si attende un chiarimento proprio con Alfano. Ma il voto contrario al consuntivo del comune di Palermo, espresso dal suo fedelissimo Maurizio Miceli, potrebbe essere un campanello d’allarme. A contendersi la palma di candidato non c’è però solo Vizzini: si dice che Simona Vicari, ex sindaco di Cefalù, e Francesco Scoma, già vice di Cammarata, stiano lavorando sotto traccia. La convinzione diffusa è che Lagalla, sebbene sia un tecnico che potrebbe segnare una discontinuità con la pesante eredità di Cammarata e potrebbe rappresentare un perfetto parafulmine in caso di altri disastri, non è palermitano, né è conosciuto nei quartieri popolari della città. I legami con la Palermo bene non basterebbero, vista soprattutto l’assenza, nel 2012, del così detto “effetto trascinamento” delle liste: il candidato dovrebbe cercarsi tutti i voti personalmente e questo potrebbe rappresentare uno scoglio non indifferente.

Le primarie potrebbero rimettere tutto in gioco: in quel caso, i ras delle preferenze targati Pdl farebbero pesare tutti i loro voti ottenuti alle ultime regionali. Ma il retroscena potrebbe essere anche un altro. A nessuno sono sfuggiti, infatti, alcuni "difetti" di Lagalla: una candidatura uscita con troppo anticipo, che ha spinto gli avversari a chiederne le dimissioni dalla carica di rettore, e frasi poco concilianti verso alcuni big del partito come Scoma, non proprio l’ideale per compattare il Pdl sulla propria persona. Da qui il sospetto di molti osservatori che, in realtà, quella dell’ex assessore alla Sanità sia una falsa candidatura, buona solo a prendere tempo e a coprire un altro nome. Quale? Difficile dirlo, ma il basso profilo finora tenuto da Francesco Cascio, presidente dell’Ars, potrebbe fornire qualche indizio. Non è un mistero che Cascio miri alla presidenza della Regione, ma nel caso in cui questa andasse a Micciché, non disdegnerebbe la poltrona di primo cittadino. Uno scambio fra alleati che spiegherebbe, inoltre, come mai Forza del Sud non abbia ancora avanzato una propria opzione. Possibile outsider il condirettore del Giornale di Sicilia, Giovanni Pepi, le cui quotazioni sono però scese al minimo.

CENTROSINISTRA. Acque agitate anche nel centrosinistra, dove la lista dei possibili candidati diventa ogni giorno più lunga. Le primarie di coalizione si faranno, assicurano dal Pd, ma bisogna capire come e con chi: il Terzo polo sarebbe pronto ad accettarle ma senza Idv e Sel, che ne farebbero a quel punto di proprie. Nelle opposizioni in molti lavorano per trovare candidature unitarie: Beppe Lumia spinge per Caterina Chinnici o Antonio Ingroia (che però ha fatto sapere di non essere interessato), Sel ha messo sul piatto il nome di Rita Borsellino e c’è l’incognita Leoluca Orlando, che scenderebbe in campo, a suo dire, solo se le primarie fallissero come a Napoli. Ma se non si trovasse l’accordo, ognuno è pronto a candidare alle primarie un proprio uomo: il partito di Nichi Vendola sosterrebbe Nadia Spallitta, i dipietristi Fabrizio Ferrandelli o più probabilmente Orlando (da non dimenticare l’auto-candidatura di Sonia Alfano), e non è escluso che anche l’estrema sinistra proponga un proprio nome. Caos, invece, in casa Pd. Davide Faraone ha già cominciato la campagna elettorale, ma l’articolo 18 dello Statuto dei democratici impone di avere le firme di almeno il 35% dell’assemblea provinciale, tagliando fuori i candidati non di apparato. Faraone potrebbe quindi decidere di correre da solo, uscendo da un partito in cui circolano i nomi di calibri da 90 come Antonello Cracolici e Giuseppe Lupo, o in alternativa a quest’ultimo Alessandra Siragusa. Da segnalare l’auto-candidatura di Ninni Terminelli.

Nel Terzo polo si procede in ordine sparso: sul tavolo i nomi di Giulia Bongiorno per Fli (ma avrebbe già rifiutato) e Francesco Musotto per l’Mpa, mentre in casa Udc tutto tace. Ma molto dipenderà dagli equilibri regionali: se Raffaele Lombardo dovesse ricandidarsi a Palazzo d’Orleans, il Comune potrebbe toccare al Pd o viceversa. Sergio D’Antoni starebbe alacremente lavorando a Roma per succedere al governatore siciliano e questo spianerebbe la strada al capogruppo dell’Mpa a Sala d’Ercole.

OUTSIDER. Spostandosi a destra, troviamo l’ex sindacalista della Cgil Gioacchino Basile candidato da Forza Nuova.