Live Sicilia

L'arresto di Lauricella

La banalità del male


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Chi è quest'uomo, questo mafioso della Kalsa, questo reuccio criminale che vuole sorprenderci con la sua bandana rossa, con la sua astuta stravaganza? E' la banalità del male di Palermo. Lui - Antonino Lauricella, Nino il bello, u Scintilluni - non  si sa se per calcolo o per sfottò, vorrebbe dare tocchi di colore al personaggio. Gli occhiali scuri. Il pinocchietto. La risata. Il saluto solenne e beffardo che accenna con le mani ammanettate. Il sorriso da pescecane. La condiscendenza che mostra al cronista: "Tutto suo sono". E' una più o meno riuscita opera di seduzione e di mimetizzazione. La stessa che la mafia utilizza da sempre. Antonino Lauricella, un  boss con un carnet fitto di precedenti. Lo confessa, infatti: "Sono stato in galera da bambino". Poi lo guardi e dici: possibile? Sì, possibile che l'attore da cabaret impegnato nel numero sulle scale del palazzo della polizia sia l'arcigno collettore di racket di cui parlano? Possibile che il vecchietto Mangia-cicoria sia addirittura Binnu, estendendo la visuale? Possibile che un cafone come Riina abbia architettato le stragi? Siamo nel cuore del potere di Cosa nostra, nella sua capacità da illusionista, nell'alchimia che le ha consentito e le permette di regnare: la sostanza è una, il riflesso è un altro. Inganna.

Invece è tutto banalmente male, oltre il profilo della sapiente parodia di un mafioso, messa in scena dal medesimo. E' banalmente maligno il cursus honorum di Lauricella, come l'ombra di minaccia che l'istinto siciliano avverte oltre la cortina fumogena dei sorrisetti e delle battute. E' banalmente maligna l'indifferenza del popolo della Kalsa, intervistato qualche tempo fa da Livesicilia. Riassumemmo in un titolo la rete capillare di vaghezza, puntellata su troppi non verosimili "non lo conosco". Sì, un titolo da manuale di sociologia: "Boh, u'Scintilluni...". E siamo in piena banalità siciliana del male quando apprendiamo che Nino il bello andava a fare la spesa come una persona che nulla ha da temere. Il procuratore aggiunto De Francisci sottolinea chiaramente l'omertà del contesto. La latitanza di Lauricella è stata protetta fino al suo epilogo. E' stata coccolata e vezzeggiata dal ventre molle di una parte della città per cui era un punto di riferimento, la piccola stella di una costellazione mitologica. E non perché la Palermo oscura abbia subito il fatto, suo malgrado. Ha voluto così.