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Il processo del presidente

Non è cambiato niente?



raffaele lombardo, Politica
Raffaele Lombardo citato in giudizio. E non si muove foglia. Qualche dichiarazioncella di circostanza, con frasi più o meno prevedibili. Forse i comunicati arriveranno in massa oggi. Forse. Abbiamo bisogno di parole nette, senza ipocrisia. La faccenda è semplice. Richiede appena un sì o un no. I sostenitori della giunta, il Pd, il partito che fu della questione morale, l'opposizione, la politica, insomma, devono scegliere su quale sponda del fiume sedersi. Devono dirci se - dal loro punto di vista e nel caso in specie - esiste una differenza etica assoluta (chè quella relativa e concreta la immaginiamo perfino noi) tra processo e processo, tra accusa e accusa, tra moralità e moralità. Devono entrare nel merito. Devono spiegarci se considerano il voto di scambio un'ipotesi che è lecito oltrepassare senza rimpianti e senza rimorsi. Se siamo al confronto tra tutto e nulla. Certo, è una configurazione di responsabilità assai più lieve dell'altra. Ma può fare tirare il sospiro di soddisfazione che avvertiamo se in ballo c'è il presidente della Regione? Possiamo ritenere che ogni dubbio risolto visto che il governatore è solo "un pochino" imputato.

“La derubricazione a reato elettorale è il primo passo per fare finalmente giustizia delle tante accuse rivoltemi, molto spesso soltanto a mezzo stampa, a fini di strumentalizzazione politica, e sempre a scapito della verità. E la verità, oggi riconosciuta anche dalla Procura di Catania, è che io non ho mai sostenuto, aiutato o favorito la mafia e i mafiosi". Sono le sottolineature del presidente, affidate a un comunicato ufficiale. Comprendiamo il sollievo di un uomo sulla graticola, sottoposto a una pressione fortissima. E - che ci crediate o no - siamo in grado di capire il tormento che l'ha scosso fin qui e di empatizzare con una pungente sofferenza celata dietro i doveri dell'istituzione. E lo scriviamo senza ombre, per sgombrare il campo da retropensieri: chi paragona il caso di Lombardo alla vicenda Cuffaro è in malafede.
Tuttavia, persiste un difetto di ottica. Non c'è solo la mafia nel novero degli "errori" che un presidente o un cittadino comune possono commettere. O mafia o niente? Ci sono altri reati. E ci sono altri comportamenti censurabili e sconvenienti, soprattutto per una figura di rilievo. L'accusa di voto di scambio per un politico dovrebbe essere percepita come un problema serio. Ci pare che non sia così. Ci sembra che il silenzio e la vaghezza intorno a un argomento cruciale autorizzino una domanda piccola piccola: ma davvero non è cambiato niente?