Live Sicilia

Questioni di giustizia

Borsellino, o tutto o niente



paolo borsellino, strage via D'Amelio, Cronaca
La revisione del processo sulla strage di via D’Amelio è il tipico agrodolce siciliano. E’ dolce perché testimonia che la Giustizia sa rimediare ai propri errori. E’ agro perché gli errori ci sono stati e forse potevano essere evitati. Certo, è facile dirlo a cose fatte, ma è doveroso dirlo oggi per domani. Infatti questa storia avrà un domani. Un giorno ci sarà una nuova sentenza di condanna. Ogni sentenza, frutto della funzione giudiziaria e del potere giurisdizionale (cioè di emettere sentenze), non appartiene ai magistrati, ma al Popolo italiano ed è in suo nome che viene emessa. Oggi vi sono in carcere alcuni che non dovrebbero esservi; che stanno reclusi in nome nostro, di noi Popolo italiano.  E noi non stiamo facendo una “bella figura”. In nostro nome vi è gente ingiustamente in galera. Ne consegue il rafforzamento di un nostro diritto: pretendere una nuova sentenza che non lasci zone d’ombra, che risponda a tutte le domande che, pertinenti, sono rimaste senza risposta.

Non ci basterà sapere che vi sono stati funzionari di Polizia infedeli, ma non conoscere il perché, le ragioni che ne hanno suscitato l’infedeltà (mandanti, obiettivi etc). Non ci basterà sapere che vi sono nuovi colpevoli, ma che
le cause della strage saranno ancora nebulose. No, non ci basterà. Ecco perché  auspichiamo che si rimetta (o che si sia rimessa) mano all’inchiesta mafia-appalti, la cui richiesta di archiviazione fu firmata il giorno prima (sabato 18 luglio 1992) della morte di Borsellino ed accolta in pieno agosto. Il giorno prima, non qualche giorno prima. Insomma in un tempo che non consentì a Paolo Borsellino di averne conoscenza ed opporsi. Non ci basterà che rimanga incerta la connessione con la strage di Capaci, né che resti nell’oblio l’indagine su cui riservatamente aveva messo gli occhi Falcone: quella del tesoro del Pcus inviato in Italia e per la quale Falcone aveva prenotato un viaggio a Mosca, inattuato per via della strage. Non ci basterà che tutta la matrice di responsabilità venga scaricata su Arnaldo La Barbera, deceduto.

Sui magistrati di Caltanissetta aleggia una stima diffusa e credo profondamente meritata. Ho mantenuto vivo nel cuore il sentimento di riconoscenza che provai, qualche anno addietro, quando lessi una nota d’agenzia di poche parole: Caltanissetta riapre le indagini sulla strage Borsellino. Anche per tutto questo so che noi, Popolo italiano, possiamo serenamente dire a questi magistrati: prendetevi tutto il tempo che vi serve, resistete alla spinta dell’altrui attesa. Voi siete consapevoli che il vostro dovere è anche quello di pervenire alla verità senza lasciare dubbi, ombre, perplessità. Insomma, questa volta il Popolo italiano riconoscerà come propria soltanto una sentenza veramente definitiva. Purché lo sia chiaramente. Questa volta o tutto o niente.