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IL CASO DI BRANCACCIO

Don Pino, chi era costui?



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“Non so nulla”. “Don Puglisi? No, non mi riguarda”. “Mi dispiace, ma non ho nulla da dire”. È il 16 Settembre 2011. Siamo a Brancaccio, il giorno dopo il 18° anniversario dalla morte di Don Pino Puglisi. E questo è ciò che la gente dice. Si ritirano nelle loro case, s'infilano dentro i bar appena vedono arrivare le telecamere e sentono nominare Don Pino, oppure senza dire nulla fanno di “no” con la mano e abbassano gli occhi. Respingono con i gesti. Chiudono le finestre di casa.

Questo è il quartiere dove Don Puglisi ha lavorato una vita. Di più, dove ha dato la vita. Un quartiere pieno di cose belle, anche, annidate tra il degrado, sotto la polvere, che ad uno sguardo veloce forse neanche si vedono, come la chiesa antichissima di San Giovanni dei Lebbrosi o il ponte dell'Ammiraglio, pieno di storia. “Vede qua?”, un passante che si lascia intervistare ci mostra un edificio malandato. “Qua dentro ci sono topi e buche. Non dico che se c'era ancora Don Puglisi non ci sarebbe stato, ma lui sicuramente avrebbe fatto qualcosa. Lo faceva sempre”.

Anche la II Circoscrizione ha “dimenticato di ricordare”. Il vicepresidente Ignazio Cracolici ha lasciato la sua carica per questo. "Il presidente della II Circoscrizione, Paolo Serio si deve dimettere": dice. "Mi sono dimesso dalla mia carica perchè trovo inammissibile che un presidente non abbia ritenuto opportuno commemorare l’anniversario della sua morte, proprio qui, nel suo quartiere”. E contuna: “Il presidente ha fatto sapere di non aver convocato nessun consiglio straordinario in merito a questo per motivi di salute. Va benissimo, lo capisco, ma perchè non fare una delega? Perchè non affidare a me l'incarico? Non c'è nessuna giustificazione al suo comportamento. Alla sua mancanza. Nessuno". "Alla mie dimissioni non ha fatto seguire nulla: nessuna telefonata, nessun incontro, nessuna richiesta di chiarimento. Tutto tace. Lo trovo un comportamento scorretto che non posso accettare. A questo punto dovrebbe solo dimettersi". Alla sua protesta hanno fatto eco anche gli altri consiglieri della circoscrizione. "Eravamo d'accordo tutti nel voler commemorare Don Puglisi. Unanimemente. Al di là dell'appartenenza politica", dice Giuseppe Giocaliere, neoconsigliere del Pid. "Io ho proposto di osservare un minuto di silenzio ma praticamente abbiamo fatto solo questo. Non posso che essere solidale con l'ex vicepresidente: comprendiamo le ragioni della sua protesta e le condividiamo". "Adesso per sapere cosa succederà - credo non molto, per la verità, oltre alla nomina del nuovo vicepresidente- dovremo attendere il prossimo consiglio che però ancora non è stato convocato".

Poi andiamo al Centro “Padre nostro”, messo su da Don Pino e lì finalmente ancora troviamo le tracce del suo impegno. Si accolgono i bambini, ci sono dei volontari del Servizio Civile che vanno a trovare gli anziani soli nelle loro case. Qui c'è traccia di padre Puglisi. Nel suo quartiere c'è anche qualcuno che si dice deluso da quanto è accaduto, come Angelo Battaglia che da cinque anni lavora alla II Circoscrizione: "Ogni anno tramite la chiesa di San Gaetano qualcosa si è sempre organizzato. Ma oltre la fiaccolata, non è stato fatto molto quest'anno. Io non sono potuto andare perchè sono disabile, ma altrimenti sarei andato. Don Puglisi mi ascoltava sempre, quando avevo bisogno andavo da lui e lui non mi ha mai rifiutato il suo aiuto. Era molto amato. Ha fatto tanto per Brancaccio". Qualcuno si rammarica, certo. Ma dopo 18 anni dalla sua morte, prevedibilissima e per questo coraggiosa, forse è ancora poco.