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Casse vuote

Anche quest'anno niente buoni libro
E i finanziamenti finiscono altrove


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buoni libro, comune, sala delle lapidi, Cronaca
E anche per quest’anno, niente buoni libro. Il comune di Palermo, alle prese con conti quasi al dissesto e casse ormai all’asciutto, non erogherà i contributi alle famiglie degli studenti nemmeno per quest’anno scolastico, ovvero per il quinto di fila. Fino al 2006, infatti, l’amministrazione provvedeva ad elargire puntualmente i contributi sia per le elementari che per le medie, con la differenza che i primi erano finanziati con fondi comunali e i secondi con quelli regionali (circa 1,4 milioni). Poi, causa i minori trasferimenti e le ristrettezze economiche affrontate da Villa Niscemi, è stato deciso il taglio.

In un Comune che pur di non dichiarare il dissesto ha tagliato anche l’impossibile, penalizzando anziani non autosufficienti e disabili psichici ma senza toccare stipendi, prebende o il numero degli assessori, non si è salvata nemmeno l‘istruzione. A dir la verità i buoni scuola, cioè quelli per le famiglie che hanno un reddito basso, vengono ancora erogati ma solo perché obbligatori per legge e grazie a contributi statali.

I buoni libro per le scuole medie, invece, ovvero quelli non legati al reddito ma concessi a tutti coloro che li richiedono, non sono obbligatori malgrado la Regione trasferisca al Comune i soldi proprio per aiutare le famiglie degli studenti. Cifre non certo esorbitanti ma che, in tempo di crisi, farebbero assai comodo a tanti: poco meno di 62 euro per gli alunni delle prime classi, circa 41 per quelli delle seconde e della terze. Quote che vengono maggiorate di un ulteriore 30% nel caso in cui l’Isee sia inferiore a 14.177,25 euro. Soglie stabilite per legge e che valgono in comuni come Bagheria o Misilmeri, ma non a Palermo: è sufficiente che un alunno di una scuola palermitana sia residente in un altro comune perché ne abbia diritto, a differenza di chi invece è residente nel capoluogo e vi deve rinunciare.

Ma se la Regione stanzia regolarmente i fondi, che fine fanno i buoni libro? “Purtroppo sono diminuiti i trasferimenti”, risponde l’assessore comunale Francesca Grisafi, che continua: “Fino a cinque anni fa riuscivamo a darli, adesso non più, sono stati spostati su altri capitoli di spesa dal Ragioniere generale in sede di bilancio. Se ci siamo posti il problema? Bè, ne abbiamo di più gravi”. E così, a stringere la cinghia, sono ancora una volta i cittadini che, secondo i dati di Altroconsumo, spendono nei tre anni delle medie, per i soli libri, più di 500 euro per figlio.

“E’ una cosa vergognosa – dice il consigliere comunale dell’Udc Elio Bonfanti – trattandosi di fondi regionali, l’amministrazione dovrebbe avere il dovere di non stornarli, ci sono famiglie che non si possono permettere il lusso di pagare i libri e viene meno il diritto allo studio, visto che parliamo di scuola dell’obbligo, che è sacrosanto”. E se il comune ha tagliato i buoni libro per le scuole medie, finanziati non con soldi propri ma con quelli regionali, stessa sorte, a maggior ragione, hanno avuto quelli per le elementari, che venivano erogati con i fondi di Villa Niscemi.

Una situazione frutto della politica adottata, ormai, da molte amministrazioni: pur di evitare il dissesto finanziario e il mancato rispetto del patto di stabilità, con inevitabili conseguenze politiche sulla tenuta delle maggioranze, si preferisce tagliare anche in quei settori che dovrebbero essere considerati intoccabili, come la scuola e il sociale, cancellando di fatto alcuni dei servizi che costituiscono la ragion d’essere di un ente locale. Sorge spontaneo chiedersi, a questo punto, come mai la stessa chirurgica precisione nel tagliare anche l’indispensabile non si applichi per gettoni, prebende e spese della politica e, soprattutto, a cosa serva un comune con un bilancio che sfiora gli 800 milioni di euro ma che non riesce ad assolvere ai suoi compiti più essenziali, nemmeno se si tratta di bambini.