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il pastone con le sarde

Ars, le scazzottate e l'unità del Pd


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Il mondo politico siciliano ha ripreso a pieno regime la propria attività. Tra vertici e meeting, possibili candidature e nuovi assessori, nell'Isola la politica si è "riaccesa". A dare il via a questa settimana, la direzione del Pd. Il partito finalmente ha deciso la propria linea. Certo, dopo qualche "precisazione". Il leader nazionale Migliavacca, infatti, aveva di fatto tolto il sostegno a Lombardo, aggiungendo: "Gli atti si voteranno uno per volta". E il partito l'ha subito preso in parola, bocciando subito il primo atto: la dichiarazione di Migliavacca.

E' passata la linea "dura" di Giuseppe Lupo. Per la verità, il segretario inizialmente aveva detto: "Togliamo il sostegno a Lombardo". Ma Cracolici ha detto no. Allora ha Lupo ha detto: "Lavoriamo a un'alleanza, ma senza entrare nel governo". Ma Cracolici ha detto no. Quindi Lupo ha precisato: "Entriamo nel governo Lombardo". Solo così il Pd è riuscito a trovare la sintesi tra le posizioni di Cracolici e quelle di Cracolici. Applausi per Lupo.

Che pure aveva sofferto parecchio durante la giornata. Le "fronde" erano più numerose che nel bosco della Ficuzza. Il rosso Bianco ha fatto nero il segretario sollevando la questione morale. E "innescando" un civile scambio di idee tra Giuseppe Arnone e Vladimiro Crisafulli, poi degenerato. Il politico agrigentino, infatti, di punto in bianco ha deciso di scagliarsi violentemente contro quello ennese, cercando di colpire le sue mani con feroci colpi di guance. "Il partito è unito", aveva appena detto il segretario. E in effetti, per dividere Arnone e Crisafulli sono intervenuti leader, iscritti, sottoscritti, autisti e portaborse di ognuna delle 62 correnti del partito.

Forte del consenso della propria direzione, il Pd s'è ripresentato in aula con le idee chiarissime. E meno male. Visto che bisognava votare la mozione di censura all'assessore Massimo Russo. Una mozione "vergognosa" che aveva un chiaro significato politico. Una condizione davvero inconcepibile in un'assemblea di politici. Così, la maggioranza le ha provate tutte per svangare la discussione sulla mozione. Ha tirato fuori un precedente che riguardava Bava Beccaris. Ma non funzionava perché non era siciliano. Qualcuno ha suggerito che, essendo, com'è noto, Massimo Russo "uno e trino" bisognava presentare tre distinte mozioni. Ma il dogma non era verificabile in parlamento. Altra idea era stata quella di ritirare la delega a Russo solo per quella sera, per poi riassegnarla l'indomani alle sette del mattino. Alla fine, però, s'è deciso di puntare sul cavallo vincente: la pregiudiziale.

Ma lì la maggioranza ha trovato un selvaggio ostacolo nel presidente Francesco Cascio, che "in barba" al precedente di luglio ha deciso di respingere la richiesta di pregiudiziale. A proposito della barba: Cascio ha spiegato che il suo look "incolto" è dovuto a un errore formale. Il Congo, infatti, non c'entra nulla. S'è semplicemente dimenticato di inserire "la barba" nel pacchetto di tagli all'Ars. Cose che capitano.

Il problema serio, però, in assemblea era un altro. C'era il rischio di far tardi. E allo stadio c'era un Palermo-Cagliari imperdibile. Mangia aveva annunciato cambi in formazione. E il presidente era in pensiero: "Gioca Ilicic?". Il pensiero era diventato tarlo quando, nel pieno della bagarre, alle cinque del pomeriggio, Cascio ha deciso di sospendere l'aula e convocare la Commissione regolamento per verificare se era prerogativa del presidente dell'Ars quella di decidere la formazione del Palermo. Gli hanno risposto di no. E si è tornati in Aula.

Ma la situazione non si calmava affatto. Alle sette e mezzo della sera, anzi, la maggioranza annunciava di uscire dall'Aula. La cosa rischiava di andare per le lunghe. Cascio allora ha (ri) convocato la Commissione regolamento per chiedere se era prerogativa del presidente dell'Ars quella di chiedere lo spostamento di un'ora del calcio di inizio delle partite del Palermo. Ma gli hanno detto di no anche in questo caso. Al povero Cascio, quindi, non è rimasto che tornare in Aula, dire velocemente: "Ne riparliamo martedì". E scappare al Barbera.

Il presidente Lombardo e l'assessore Russo hanno accolto il sedicesimo rinvio della mozione come una vittoria. Russo, in particolare, dopo aver ricordato ai presenti che "io so' io e voi nun siete un cazzo", ha aggiunto, criticando la presentazione della mozione di censura: "Credo sia buona regola democratica che sia io a scegliere lo strumento col quale farmi criticare".

A queste parole sono piovuti gli applausi delle decine di supporters di Team Sud assiepati con una candela in mano sotto le finestre di Palazzo dei Normanni. Sembra, ma la notizia non è confermata, che tra questi ci fosse anche un uomo che non risulta impiegato in nessun ospedale o clinica siciliani.