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Lo strano caso di Giuffrida

Manager bocciato
Ma riassunto a Catania



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Nonostante un buco da oltre 20 milioni di euro che gli è costato il posto di direttore generale all’Asp di Messina,
Salvatore Giuffrida è stato nominato direttore sanitario dell’ospedale Cannizzaro di Catania. Il tutto grazie ad un semplice escamotage: dimettendosi prima della revoca dell’incarico, ha infatti evitato il divieto di ricoprire altri ruoli nella pubblica amministrazione per almeno due anni. Un caso limite che fa gridare allo scandalo il segretario regionale della Cgil medici Renato Costa, che parla di fallimento della riforma sanitaria e invita l’assessore Massimo Russo ad ammettere di aver sbagliato.

Partiamo proprio dalla nomina di Giuffrida: com’è possibile che dopo aver fallito a Messina sia stato nominato a Catania?
"Il direttore generale del Cannizzaro, Francesco Poli, dice che lo ha fatto perché Giuffrida è bravo. Il problema è che se un manager ha una valutazione negativa per fare il direttore generale, è incomprensibile come possa fare bene il direttore sanitario: le due funzioni non sono scollegate, il direttore generale è anche responsabile della parte sanitaria, che non viene completamente delegata. Quando c’è stato un problema sanitario all’ospedale Civico di Palermo, l’assessore Russo chiese la rimozione del direttore generale. Allora, delle due l’una: o è stato sbagliato chiedere la rimozione di Giuffrida come direttore generale, oppure è stato sbagliato nominarlo direttore sanitario”.

Insomma, un escamotage per evitare di mandarlo via…
“Certo. Questo escamotage tutto siciliano con cui uno viene fatto dimettere per tempo, aggirando così la norma che vieta nuove nomine nella pubblica amministrazione, è una cosa poco carina, che normalmente non si dovrebbe fare, insomma piccolo cabotaggio. Quasi come se non si avesse il coraggio di rimuovere qualcuno che ha sbagliato, è come se si dicesse: ‘Siccome preferisco non adottare un provvedimento che certifica il fallimento di una gestione, accetto le dimissioni così da ricollocarti appena possibile’. Questo la dice lunga su come si pensa di gestire la sanità in Sicilia, come se non ci fossero professionalità adeguate e si sia costretti a riciclare le persone. Come già avvenuto con la nomina dei direttori generali: il tanto annunciato cambiamento non c’è stato. Buona parte di loro, infatti, era già presente ed era stata nominata dal governo Cuffaro. Fra questi, anche lo stesso Poli”.

Poli dice che, nominando un interno, si avranno dei risparmi…
“Poli dice una cosa non vera: una persona che lavora all’interno dell’ospedale, se nominato direttore, deve mettersi in aspettativa, quindi non c’è alcun risparmio. E comunque, non penso che il problema sia quello. Si ripete sempre, quasi fosse un mantra, che il problema della sanità siciliana è il risparmio. Lo dice Poli e lo dice anche l’assessore, come se tutto dipendesse da questo. Un economicismo esasperato, con tagli e ticket che servono a riparare buchi bilancio e determinano una vistosa diminuzione dei servizi di assistenza. Lo dico perché vivo con la gente che quotidianamente non riesce a curarsi, tradita dalla promessa di una medicina del territorio. Quando si vogliono chiudere gli ospedali, sebbene in linea di principio si potrebbe essere d’accordo, come si fa a non dar ragione alle popolazioni che insorgono? La medicina del territorio è stata ridotta a una chimera, hanno ragione a difendere l’ospedale che, in assenza di alternative, è l’unica risposta al bisogno di essere curati. Se togliamo anche quello, determiniamo un calo dei livelli di assistenza. Per risparmiare, bisogna prima investire. Se non capiamo questo, continueremo a mantenere strutture asfittiche a cui vengono negate le adeguate dotazioni organiche con reparti in grandissima sofferenza, non mettendo gli operatori in condizione di garantire il diritto alla salute”.

Pensa che lo stesso valga per i privati?
“Per i privati, non c‘è dubbio, c’è maggiore accondiscendenza, come dimostrato dalla vicenda del San Raffaele. Assistiamo a una doppia linea di comportamenti: rigidità per il pubblico e elasticità per il privato. Al di là della propagandata idea che si favorisce il pubblico, si diminuiscono le risorse in modo tale che, anche se non si dice esplicitamente, non lo si rende concorrenziale con i privati, perché non si danno gli strumenti. Lo ha detto anche la Corte dei conti che è aumentata la spesa per privati e diminuita per il pubblico”.

Pensa che Giuffrida ripeterà a Catania quanto fatto a Messina?
“Giuffrida cercherà di amministrare una sanità che è allo sbando perché non ha nessuna programmazione politica. La vera carenza, che poi imputiamo ai singoli amministratori, va invece imputata all’assenza di una politica sanitaria in Sicilia. La legge 5 è rimasta lettera morta, inapplicata. Quando la Cgil diceva che la legge 5 andava bene, il Pd votava contro la legge. E oggi si spertica le mani a difendere Russo. Cracolici è stato fulminato sulla via di Damasco, difendendo la legge solo quando è rimasta inapplicata nei suoi principi fondamentali. Invito l’assessore a riflettere e ad ammettere che la riforma è fallita, che non ce l’ha fatta. È inutile dire che è apprezzata nel mondo perché non è così, c’è una realtà virtuale, che è quella descritta da Russo, e poi quella vissuta dai cittadini”.