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coinvolti 17 fra manager e medici

Lo scandalo delle cliniche private
Farmaci tagliati ai malati di tumore



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"Perché dobbiamo spendere soldi…”. Le intercettazioni che hanno incastrato la dottoressa
Maria Teresa Latteri, che per risparmiare negava la somministrazione del Tad, un disintossicante, ai malati di tumore dopo la chemioterapia, hanno dell’agghiacciante e svelano una truffa ai danni dell'Asp per 1,2 milioni di euro che coinvolge tre cliniche private e 17 fra manager e professionisti, fra cui due medici in servizio presso strutture pubbliche.

Grazie alle microspie piazzate dai carabinieri del Nas nel settembre del 2009, presso la clinica di via Cordova a Palermo, è stato scoperto che la Latteri non autorizzava la somministrazione del Tad ai pazienti in day service per i quali la Regione rimborsa solo 100 euro. Ma le frasi che hanno messo nei guai la dottoressa sono solo una parte dell’inchiesta che vede coinvolti i vertici di tre cliniche del capoluogo siciliano (oltre alla Latteri anche la Maddalena e la Noto-Pasqualino) per truffa sui rimborsi di esami e ricoveri, per un totale di 1,2 milioni di euro. Le indagini, condotte dal pm Amelia Luise, sono cominciate nel 2008 e si sono concluse lo scorso anno. Sarebbero 17 i manager e professionisti coinvolti, che dovrebbero essere rinviati a giudizio, fra cui anche due dottori in servizio in ospedali pubblici che venivano pagati per dirottare pazienti alla Latteri e alla Noto, sostenendo che nei nosocomi non ci fosse posto.

Intercettazioni dalla quale emerge che alcuni colleghi non erano d'accordo con la Latteri, che però rispose: “Allora non hai capito che la prassi che fai tu costa alla clinica duecentocinquanta euro e quello (l’assessore regionale alla Sanità Massimo Russo, ndr) mi dà cento euro. Continuo a dire che non si può fare così”. Il trattamento riguardava solo i pazienti in day service e non quelli in day hospital o normalmente ricoverati, e suscitò parecchie rimostranze fra i colleghi ormai stanchi di condannare i pazienti a dolori e sofferenze pur di risparmiare qualche euro. I carabinieri, nell’agosto del 2009, furono pure costretti a intervenire per salvare un paziente al quale non veniva somministrata l’albumina. Una mossa che insospettì la Latteri: “Io al telefono non parlerò più di nulla”.