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il caso a palermo

Al Capo una chiesa diventa moschea
I bengalesi: "Nessun fondamentalismo"



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Dalle colonne di Libero era partito l'allarme. “Nell'Oratorio del SS. Crocifisso di Lucca – si legge in un articolo del quotidiano di Feltri e Belpietro - preso in affitto dalla comunità musulmana bengalese, venerdì prossimo è atteso il predicatore Habibur ahman Juktibadi, esponente della Jamaat-e-Islami, partito fondamentalista islamico del Bangladesh”.

L'articolo contiene anche una nota diffusa da parte dell'assessore comunale alla Cultura Giampiero Cannella. “Non si può consentire – scrive Libero riportando la nota di Cannella - che una testimonianza storica della nostra tradizione religiosa venga convertita 'de facto' in moschea”. E poi il riferimento a Juktibadi, indicato come un “predicatore fondamentalista” e un “esponente fiancheggiatore della Jihad”. Il presidente dell'associazione culturale Al Fahlah, Abul Hossain, che ha sede all'interno della chiesa del XVI secolo, appartenente a privati da circa una quarantina d'anni, spiega che si tratta soltanto di “un esperto (Mawlana, ci suggerirà un ragazzo membro della comunità Bangladesh) una persona che conosce la parola di Dio, ed è venuto ad insegnarcela. Non ha niente a che vedere né con la politica, né con il fondamentalismo. Sono tutte bugie e faremo valere la legge di fronte a queste calunnie. Prima che prendessimo in affitto i locali per la nostra associazione, inoltre, c'era un'attività commerciale”. Così, tranne qualche rara eccezione, anche i palermitani, commercianti della via, non hanno proprio niente in contrario alle pratiche religiose dei bengalesi del Capo.