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QUALE PALERMO PER PALERMO

Milazzo, Cisl: "Lotta all'evasione
e riorganizzazione delle partecipate"


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“Palermo è una città che non è capace di guardare avanti, di dare una speranza ai giovani per invogliarli a restare e a non partire”. Non usa mezzi termini
Domenico Milazzo, segretario generale della Cisl di Palermo, per definire lo stato del capoluogo siciliano. E, guardando alle prossime amministrative, auspica candidati che sappiano guardare all’interesse generale, prima ancora che a quello di partito, e una riorganizzazione delle società partecipate che garantisca servizi efficienti e puntualità negli stipendi per i lavoratori. E tra le prime cose che dovrebbe fare il futuro sindaco, mette la lotta all’evasione fiscale “che a Palermo vale 200 milioni di euro l’anno”.

L’elenco dei candidati alla successione di Diego Cammarata si allunga ogni giorno di più. Cosa dovrebbe fare, secondo lei, il prossimo sindaco?
“Non mi interessa fare nomi, ma i partiti devono sentire l’obbligo di indicare soggetti che si impegnino per il rilancio economico e sociale della città. Palermo si trova ad affrontare difficoltà finanziarie profonde, con tagli durissimi sia per il presente che per il futuro: abbiamo calcolato che, solo per il 2012, ci sono 150 milioni di euro in meno per la città. E’ indispensabile che si ponga al centro dell’attenzione un riordino serio delle società partecipate, che garantisca servizi efficienti; va rivisto l’assetto organizzativo della macchina comunale che deve essere al servizio della collettività e soprattutto si deve agire concretamente nella lotta all’evasione fiscale che stimiamo in 200 milioni l’anno”.

In un solo anno 200 milioni di euro?
“Sì, secondo i nostri calcoli. La manovra di Ferragosto permette agli enti locali di trattenere per tre anni, dal 2012 al 2014, il 100% della lotta all’evasione: una lotta seria all’evasione permetterebbe di arginare i tagli e impiegare i fondi per asili nido, assistenza ai disabili e aiuti alle fasce deboli che vanno protette, specie i pensionati. Il federalismo fiscale, non dimentichiamolo, entrerà n vigore nel 2013 e ci saranno costi standard stabiliti per tutti”.

Quali temi metterebbe al centro della prossima campagna elettorale?
“In primis l’interesse della città, che deve prevalere sull’appartenenza ai gruppi politici. Il consiglio comunale ha visto cambiare la maggioranza e le beghe politiche hanno avuto la meglio sugli interessi generali, come il piano del porto e l’edilizia popolare. Ci vogliono interventi anche per rendere più vivibile questa città, ci vuole un progetto del tram da integrare con i servizi offerti dall’Amat”.

Passiamo alle società partecipate. L’Amia lamenta da parecchio più di qualche problema e la Gesip, a breve, potrebbe tornare in emergenza…
“L’amministrazione si prenda le sue responsabilità e convochi subito le parti sociali, che sono anche le imprese, e getti le basi per creare un accordo serio e fare un patto col governo nazionale, oppure non ne usciamo più. Con le casse vuote, gli stipendi sono a rischio. E’ indispensabile un riordino complessivo insieme a una migliore organizzazione del lavoro. Si potrebbe, per esempio, accorpare le officine o gli altri servizi comuni. E si aboliscano subito i cda”.

In primavera si concluderanno dieci anni firmati Diego Cammarata. Che giudizio dà di queste due sindacature?
“Il giudizio è articolato e complesso, non vedo tutto nero. L’amministrazione si è trovata a rispondere a un problema delicato come quello del precariato e delle stabilizzazioni. Ma non ha saputo accompagnare il tutto da un miglioramento dei servizi e da una seria lotta all’evasione, né ha razionalizzato le risorse umane”.

Che giudizio dà invece del consiglio comunale?
“Non capisco perché abbiano bocciato il consuntivo, togliendo risorse ai teatri che sono un bene collettivo e creano cultura. Se togliamo la cultura, uccidiamo la speranza. Ci vogliono meno sedute di commissione e più responsabilità”.

Come vorrebbe Palermo?
“Più pulita, meglio organizzata e in grado di rispondere alle sfide del futuro. Quando 2000 turisti sbarcano da una nave, dovrebbero trovare qualcuno che li accoglie e li guida. Bisogna rilanciare il turismo e l’industria, creando un polo da Termini Imerese a Carini e trasformando la città in una piattaforma intercontinentale aperta al Nord Africa e ai Paesi che si avviano alla democrazia. Il pubblico impiego per i prossimi dieci anni non potrà assumere nessuno e la disoccupazione giovanile è al 50%”.

Confindustria e la Camera di Commercio chiedono maggiore responsabilità alla politica, consiglio in primis. Siete della stessa idea?
“Diciamo che arrivano tardi, noi lo diciamo da un anno e mezzo: questo consiglio rischia di diventare uno stipendificio. Ci vuole più coerenza, approvino o respingano le proposte ma non possiamo non tenere presente che la città è in ginocchio. Ci vuole una speranza per i giovani affinché restino e non vadano via. Stiamo diventando una città con sempre meno abitanti, che guarda indietro e non avanti”.