Le firme

Live Sicilia

Dal magazine "S"

Elezioni, non Olimpiadi


Palermo si prepara alle amministrative. Ma l'importante non sarà vincere né partecipare: la vera vittoria arriverà se il sindaco sarà capace di migliorare la qualità della vita della città.


comunali, elezioni, palermo, Le firme, Palermo, Politica, Venditore di pensieri
“Nello sport l’importante non è vincere, ma partecipare”. De Coubertin? No. È la frase pronunciata nella cattedrale londinese di Saint Paul da uno statunitense vescovo anglicano durante la cerimonia in onore degli atleti in gara nelle Olimpiadi del 1908. E il mondo che, come ancora oggi, viveva e vive di disinformazione, l'attribuì per sempre al fondatore delle Olimpiadi moderne, il barone Pierre de Coubertin. Questi, in verità, l'aveva semplicemente citata e... (udite!) praticamente smentita. Aveva affermato, de Coubertin, che lo sport è innanzitutto lotta, lotta dura per la vittoria, ambizione di fare più degli altri. Aveva ribadito che lo sport deve "tendere all'eccesso (al record, ndr), più velocità, più altezza, più forza". Il povero vescovo aveva parlato da pastore alle proprie pecorelle, non considerando che dinanzi aveva, doveva avere, leoni pronti a sbranarsi seppur nell'osservanza delle regole, lealmente. Altro che la mera partecipazione...

A Palermo si voterà e già il virtuale stadio olimpico è affollato di "atleti". Altri ne arriveranno e qualcuno si perderà strada facendo. Ma le elezioni sono come le Olimpiadi? Purtroppo sembra di sì, sembra che l'importante sia vincerle, cioè superare gli altri. "Ho vinto le elezioni" afferma chi prevale, "ho avuto più consensi dei miei avversari". E, come si dice a proposito del più deriso degli equini, qui casca l'asino. E più volte.

Ogni risultato elettorale vede prevalere la persona e/o il partito che ottiene più voti. Questi voti, contrariamente a quanto si dice e si crede non rappresentano consensi, ma suffragi e cioè espressione di una scelta. Il consenso arriva, se arriva, dopo. Arriva quando e se il prescelto avrà corrisposto alle aspettative, alle ragioni della scelta, ai suffragi. Quindi non basterà che i candidati, come alle Olimpiadi, lottino per prevalere l'uno sugli altri. Non basterà credere di avere vinto perché si è prevalso in quanto a suffragi. Contrariamente allo sport, per un sindaco, per un presidente del Consiglio, per chi diviene rappresentante del popolo, la vera gara inizia dopo. Inizia quando si misurerà con i propri compiti e con i propri risultati sul campo. La sua vera vittoria sarà quella ottenuta guadagnando i consensi, non i semplici suffragi. Insomma, un sindaco vincerà veramente soltanto se avrà dato risultati vincenti, se sarà la sua città a vincere (vittoria=qualità della vita).

Ma l'asino casca un'altra volta quando, se saremo stati delusi della nostra scelta precedente, avremo voglia di rifarci, però senza una previa revisione dei nostri criteri di giudizio. Operazione difficile quella della revisione dei criteri di giudizio, a volte impossibile. I più fortunati sono i più maturi dentro, quelli che inconsapevolmente posseggono la prevalenza dell'intelletto sulle viscere. Gli altri, i meno fortunati: a) sono disposti a dimenticare il passato di ciascun candidato, le sue debolezze, le sue scorrettezze, i suoi eccessi anche professionali. b) Quanti di essi soffrono della sindrome di Stoccolma che li spinge a profondersi in elogi nei confronti degli amministratori che in passato li hanno tenuti ostaggio della loro demagogia? c) Quanti si lasciano convincere dalle parole del candidato, dalle sue promesse e non analizzano chi egli veramente sia, la sua identità? d) Quanti votano soltanto "contro"? e) Quanti sottovalutano l'importanza essenziale della squadra di cui si avvarrà il neo-sindaco? Un sindaco superstar, infatti, potrà emozionare, ma, se privo di una grande squadra, alla città resterà soltanto il beneficio emotivo. f) Quanti sanno diffidare di chi interpreta le nostre rabbie e le nostre frustrazioni, pessime consigliere per un investimento sul futuro? g) Quanti ricordano, senza scaricare tutto sugli altri, che la prima fortuna di una città vivibile è quella di avere buoni cittadini? h) Quanti sanno che, come per la falsa attribuzione della frase a Pierre de Coubertin, la conoscenza della cose arriva in gran parte manipolata?

Alleniamoci alle elezioni, quindi. Specialmente i meno fortunati. Sapendo che non sono come le Olimpiadi, in cui la vittoria vuol dire semplicemente arrivare primi.