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La strage di via D'Amelio

Scarcerazione per gli ergastolani



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Quando 17 anni fa entrò in carcere con l'accusa di avere fatto parte del commando che trucidò il giudice Paolo Borsellino c'erano ancora le lire. Il pesante sospetto che la sua condanna all'ergastolo sia frutto di un incredibile errore giudiziario gli ha consentito oggi di tornare un uomo libero. E la prima sensazione che ha avuto lasciando la cella di Voghera è stata di confusione. Spaesato si è trovato un Paese cambiato: pure la moneta non è più la stessa. ''Come pago? - ha detto Gaetano Murana, finito in manette da incensurato, al suo avvocato - Io con gli euro non sono pratico. Ne ho maneggiati pochi''. Insieme a Murana sono tornati liberi altri due detenuti per l'attentato di via D'Amelio, anche loro ergastolani. E altri quattro, oggi, potrebbero seguire la stessa sorte, dopo che la corte d'appello di Catania, accogliendo la richiesta del pg di Caltanissetta, ha sospeso per tutti l'esecuzione delle pene.

Tra loro c'è anche il falso pentito Vincenzo Scarantino, il ''picciotto'' della Guadagna che si è inventato una verità sulla strage suggellata da due sentenze diventate definitive nonostante i dubbi e le ritrattazioni di un testimone chiave palesemente poco credibile. Resta in carcere Gaetano Scotto, l'uomo dei misteri dell'eccidio di via D'Amelio. Legato ai Servizi, dicono i pentiti, anche lui condannato all'ergastolo ingiustamente per le accuse di Scarantino, deve scontare due condanne per altri reati: la sospensione della pena, dunque, a lui non si applica. La decisione della corte d'Appello è arrivata a sole due settimane dalla richiesta di revisione e di stop delle pene del pg Roberto Scarpinato che ha rimesso in discussione sentenze definitive sulla strage dopo le rivelazioni del pentito Gaspare Spatuzza. L'ex uomo dei Graviano, autoaccusatosi dell'eccidio, ha riscritto la storia dell'attentato, scagionato gli innocenti condannati e accusato i veri responsabili.

I giudici di Catania hanno fatto in fretta, quasi a voler rimediare, almeno in parte, agli anni di carcere ingiusti sofferti da undici persone, otto delle quali fino ad oggi detenute. Per la Corte la revisione è inammissibile, ma la sospensione dell'esecuzione della pena è sacrosanta, Una decisione solo apparentemente contraddittoria già suggerita dal pg che solo proponendo la celebrazione di un nuovo processo, però, poteva chiedere la liberazione dei carcerati. ''L'istanza di revisione fondata sull'asserita responsabilità di un terzo è inammissibile qualora la responsabilità non sia stata accertata giudizialmente in modo definitivo'', scrivono i giudici di Catania. In sostanza, adeguandosi alla giurisprudenza in materia, la Corte ha sostenuto che le nuove rivelazioni di Spatuzza non bastano da sole a chiedere la revisione di quei verdetti di colpevolezza. Serve infatti che le responsabilità alternative - dell'ex killer dei Graviano innanzitutto e poi di quelli che lo stesso pentito tira in ballo - vengano accertate con sentenza passata in giudicato: solo allora in presenza di due verdetti definitivi contrapposti si potranno rifare i processi.

Ma il ragionamento, non impedisce la sospensione dell'esecuzione della pena per gli otto ingiustamente condannati che altrimenti dovrebbero stare in carcere fino alla nuova sentenza definitiva che punisca i veri colpevoli. Per loro - spiega la corte - ''appare verosimile l'accoglimento (futuro n.d.r.) della domanda di revisione e la conseguente revoca della condanna''. Una previsione che è anche un giudizio sull'attendibilità di Spatuzza. La sua verità, paiono dire i giudici, reggerà a nuovi processi, porterà a nuove condanne e spazzerà via i verdetti errati. Nel frattempo, però, è giusto che chi in carcere ci sta per errore - determinato dalla fretta di chiudere le indagini su una delle pagine più oscure della Storia della mafia o frutto di un clamoroso depistaggio - torni libero.

(Fonte ANSA)