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il caso

Sanità, i precari chiedono l'assunzione:
"Con noi risparmiati 95 milioni"


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I farmacisti non ci stanno. Dopo il servizio pubblicato dal mensile “S”, in cui viene fotografato il mondo degli esterni che lavorano nelle aziende sanitarie regionali, il comitato dei precari vincitori di concorso torna a fare accendere i riflettori su di sé e denuncia a Livesicilia: “Nel solo 2010 abbiamo fatto risparmiare alla sanità pubblica 95 milioni di euro. Perché non ci assumono?”.

La loro è una battaglia iniziata più di un anno fa. Hanno scritto all'assessore alla Salute, Massimo Russo (nella foto), al presidente della commissione sanità all'Ars, Giuseppe Laccoto, al presidente della commissione parlamentare sugli errori sanitari, Leoluca Orlando. Il tema è sempre lo stesso: “Se le casse pubbliche traggono vantaggio economico dal nostro lavoro, perché non procedere alle assunzioni?”.

“Leoluca Orlando è stato l'unico a riceverci – dice Alberto Vinci, del comitato farmacisti precari – dagli altri destinatari delle missive, purtroppo, non abbiamo ricevuto alcuna risposta. Intanto i nostri contratti scadranno nuovamente alla fine del 2011 e ci ritroveremo nuovamente nella stessa situazione”.

Un'accesa polemica era nata anche tra Federfarma e i precari della sanità siciliana: il risparmio comportato dalla distribuzione diretta dei farmaci, infatti, è frutto proprio della differenza rispetto a quanto le stesse medicine sarebbero costate alla sanità acquistandole dalle farmacie private convenzionate.

“Tutto ciò, chiaramente, si è scontrato – raccontano i precari nella lettera inviata a Orlando – con chi per anni aveva distribuito i farmaci ad alto costo, ossia le farmacie private, rappresentate da Federfarma. La situazione ha raggiunto l’apice – scrivono ancora – con manifesti e raccolte firme da parte di Federfarma che ci addita come poco professionali e paragonabili a fruttivendoli o cioccolattai. Noi abbiamo operato con grande senso di responsabilità e professionalità verso il paziente”.

“Quello che chiediamo, oltre alla stabilizzazione – dice ancora Vinci – è l'uniformità contrattuale: facciamo tutti lo stesso lavoro, ma siamo inquadrati con forme contrattuali differenti. La speranza a cui restiamo appesi è che si possa trovare la soluzione per dare risposta a chi con grande coscienza e professionalità, rendendo un servizio efficiente, è costretto a lavorare oggi senza la sicurezza del domani”.