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Palermo, il Comune non ha soldi
Neanche un euro per i libri nuovi


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Quanto spenderà il comune di Palermo per l'acquisto di nuovi libri da mettere a disposizione delle biblioteche della città? Assolutamente nulla. Il capitolo di spesa, infatti, non prevede nemmeno un euro per l'acquisizione di nuovi volumi che permetterebbero di aggiornare il patrimonio librario comunale a disposizione dei cittadini. Il che non è esattamente una novità: dal 2006 al 2010, infatti, l'amministrazione ha stanziato ogni anno 273 euro ma stavolta, causa la crisi di cassa, non ci saranno nemmeno quelli.

Una situazione critica che è stata al centro di una seduta della Quinta commissione consiliare, che ha chiamato il direttore della Biblioteca comunale, Filippo Guttuso, a relazionare sulla vicenda. “In questi anni c'è stato un incremento del patrimonio librario ma solo grazie alle donazioni dei privati – dice Guttuso – qualcuno definisce la situazione 'grave': a me sembra un eufemismo. E chi ci va di mezzo sono i cittadini”. Già, perché, dati alla mano, l'affluenza alle biblioteche comunali si impenna proprio in occasione dell'uscita delle ultime novità editoriali. “Il direttore ci ha anche illustrato altre criticità relative alla mancanza di luoghi idonei e di personale preparato – dice il consigliere dell'Udc Giusto Gennaro, componente della commissione – cercheremo di reperire maggiori fondi. Del resto come si può andare avanti in questo modo? Non penso che Palermo meriti questo”. E il presidente della commissione, Salvatore Italiano, aggiunge: “La biblioteca comunale non può soffrire le deficienza di un bilancio angusto e sofferente. Chiederemo una seduta ad hoc del consiglio per affrontare il problema”.

Il confronto con gi standard nazionali, dati alla mano, non è confortante. Per ogni abitante, infatti, il patrimonio librario dovrebbero contare fra i due e i tre libri: considerando che secondo il censimento del 2001 a Palermo risiedono oltre 600.000 persone, questi dovrebbe ammontare a circa 1,2 milioni di libri. Peccato che il comune ne abbia appena un terzo. L'incremento annuo, invece, dovrebbe essere di 200-250 libri ogni mille abitanti nella migliore delle ipotesi. “Ma ci accontenteremmo anche di molto meno – dice Guttuso – e considerando che ogni volume costa in media 20 euro, servirebbero più fondi”.

Secondo l'assessore al ramo, Pietro Cannella, “gli standard sono troppo elevati, ma le casse comunali sono allo stremo. Non che l'acquisto dei libri non sia primario, ma non ha la stessa rilevanza di altre emergenze. Un corteo di bibliotecari non si fa, ma di operai della Gesip sì; una protesta di senza-libri è più improbabile di una protesta di senza-tetto. In passato sono riuscito lì dove altri avevano fallito, reperendo i fondi per la toponomastica. Proverò a fare lo stesso per i libri”.

“La cultura non può essere considerata un di più rispetto alle emergenze”, risponde il consigliere del Pd Ninni Terminelli, componente della commissione. “La biblioteca rappresenta la storia della città, si potrebbe risparmiare sulle missioni evitabili, o addirittura inutili, o tagliare i compensi dei cda delle partecipate. E' incredibile che non ci siano i soldi per tutelare il patrimonio culturale della città ma si siano trovati quelli per comprare un iPhone 4 al sindaco Diego Cammarata, che con quello che percepisce mensilmente avrebbe potuto comprarselo anche da solo”.