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Intervista a Rita Borsellino

"La mia vita per Palermo"



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"Vorrei esprimere solidarietà alla giornalista Miriam Di Peri, che ha subito un attacco offensivo e ingiusto dall'assessore Massimo Russo".

Va bene, onorevole Rita Borsellino. Parliamo di altro adesso. Lei si candida per la grande sfida, la corsa a sindaco di Palermo. E ha già chiarito che non farà alleanze con il Terzo polo.
"Preciso il mio punto di vista, una volta e per tutte. Io vado oltre le formule.  Parlo con le persone. Dialogo con le persone. Mi interessano le persone. Non voglio sentire di sigle, di partiti. Mi interessa un progetto per Palermo, pieno di cose serie, di situazioni concrete. Non ci sto al gioco delle frasi, dei luoghi comuni. Mi sta a cuore la mia città".

D'accordo, ma il tema dei compagni di viaggio non è secondario.
"La mia posizione è chiara, nota e coerente. Come posso trovarmi in sintonia con Lombardo che era nostro avversario? Non ho nemmeno bisogno dell'inchiesta che lo riguarda. Lo valuto politicamente per quello che è. E non ho raccolto elementi sufficienti per cambiare idea. Cosa è accaduto perché debba mutare il mio giudizio su Raffaele Lombardo? Sono arrivata qui dopo molti pensieri e un lungo travaglio.  Ho detto no a tanti. Avevo detto no anche a Bersani e Lupo. Sono una donna libera, lo sono sempre stata. Non pongo condizioni, come è stato scritto. Tengo alla mia autonomia, ho la mia linea. E non l'abbandono".

Già immaginiamo i fucili puntati e gli spernacchiamenti in caso di insuccesso...
"Non voglio vincere a tutti i costi. Comunque, insisto. Il tema dominante è cosa dobbiamo fare per rimettere insieme Palermo. Non chiederò a chi ci starà se ha la tessera di partito in tasca e quale. Solo di abbracciare un progetto di speranza e rinascita".

Dicono di lei che non ha mai amministrato niente. E' una critica.
"Non sono mai stata sindaco prima d'ora, lo riconosco. Mi imbatto in posizioni contrastanti e lo rilevo. Il vecchio è da rottamare, uno senza esperienza non va bene.... Bisogna decidersi.  Ho sessantesei anni e sono in politica da cinque. Sono più vecchia io, o chi ha ventotto anni e sta in politica da dieci? Sono nata e ho vissuto alla Kalsa quando si faticava ad andare avanti. Sono stata farmacista, anni e anni a parlare con la gente. Conosco il rispetto e il rapporto umano diretto. Ho amministrato una piccola azienda. Ho educato i miei figli. Ho imparato a gestire le difficoltà".

Poi, la svolta pubblica.
"Non me ne sono rimasta in un angolo a piangere, dopo via D'Amelio. Ho rivestito un ruolo importante nella società civile e mi sono resa conto che era insufficiente, che si imponeva un salto di qualità. Si sono accorti da qualche tempo che mi chiamo Borsellino. Mi ci chiamavo pure quando non lo ricordava nessuno, quando era un cognome pericoloso. C'è stata una spinta verso l'impegno pubblico e sono diventata parlamentare europea.  Ho il terrore dell'aereo, lo prendo continuamente. Ora sono qui, le ripeto, per Palermo darei la vita. Eppure, potrei accontentarmi di diventare nonna. Ma sono qui per la gente che sarebbe rimasta sconfortata e si sarebbe sentita tradita da un mio rifiuto".

Quando ha sciolto la riserva della candidatura?
"La sera prima di dire sì, ero convintissima del no. La bilancia si è mossa definitivamente da una parte per un pizzico di incoscienza. Ho scelto con il cuore. Non ho il diritto di deludere chi crede in me".

I suoi detrattori più acerrimi puntano il dito: Rita Borsellino si è costruita una carriera all'ombra della morte di Paolo.
"Sono cattiverie gratuite. Mi amareggiano e mi arrabbio quando le sento. C'è, evidentemente, chi preferisce che la vittima di mafia si limiti a fornire la rappresentazione di uno strazio inconsolabile. E immobile".

Qualcuno sostiene che non corresse buon sangue tra lei e suo fratello.
"Conservo un patrimonio di sentimenti e ricordi che sono solo miei. E non intendo esibirli. Nel mio piccolo, sono fiera. In Paolo c'era un po' di quello che io sono stata per lui. Non rivendico meriti particolari, mi basta l'orgoglio del nostro cammino insieme".

Agnese Borsellino in una intervista su Left ha rilasciato dichiarazioni assai addolorata: "Mi vergogno di essere cittadina italiana".
"Mi hanno molto colpito. Sono le parole della disperazione".

A chiunque tocchi, non sarà semplice sedersi sulla poltrona di sindaco di Palermo. La sua lista degli interventi?
"Non c'è una prima cosa da fare. Sarà necessario muoversi su due binari. L'emergenza quotidiana e i programmi a lungo termine. No, non sarà facile. Il Comune è in dissesto. E non scenderà Santa Rosalia dalla montagna per salvarci".

Allora?
"Dovremo mettere in campo partecipazione e condivisione, sapendo che nessuno ha la bacchetta magica. Chiedere uno sforzo e un sacrificio per salvare Palermo. Sono fiduciosa".

Lei ha addirittura fiducia?
"I palermitani non si arrendono mai. Si è visto dopo il tremendo '92. Gli basta intravvedere la possibilità di cambiare davvero. Li conosco. Lo so".

Ne è proprio sicura?
"Sì. Sono palermitana".