Live Sicilia

La sentenza

"Lesa l'immagine di S"
Condannato Russo



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La lettera con la quale nella primavera del 2010 Pier Carmelo Russo ha attaccato “S” sul sito www.90011.it è “lesiva dell'immagine” del mensile. Lo ha deciso la sezione distaccata di Bagheria del tribunale di Palermo, esprimendosi sulla causa civile intentata dalla Novantacento, la casa editrice che pubblica “S”, contro l'assessore regionale alle Infrastrutture, che aveva reagito alla copertina dedicata dal magazine alla sua “pensione d'oro” scrivendo sul quotidiano online di Bagheria che “l'obiettivo del mensile 'S' era quello di diffamare chi dà fastidio, indebolire chi cerca di ripristinare la legalità nella gestione dei rifiuti”. Per questo motivo, il giudice monocratico Livio Fiorani ha disposto che Russo faccia pubblicare a proprie spese un estratto della sentenza, che i lettori di LiveSicilia possono leggere in allegato a questo articolo, sul Giornale di Sicilia.

La querelle fra Russo e “S”, difesa da Giovanni Di Salvo, era scoppiata a maggio dell'anno scorso, quando la rivista dedicò il servizio di copertina ai 49 ex dipendenti regionali con una pensione superiore ai 10 mila euro lordi e pubblicando in prima pagina la foto dell'assessore. Tre giorni dopo, Russo inviò una lettera aperta a 90011.it, annunciando un'azione risarcitoria che poi non ha visto la luce e attaccando a testa bassa la rivista, dicendo fra l'altro che “i dati pubblicati da 'S' sono semplicemente falsi”, che “grazie anche ad 'S', ed ai toni livorosi e pericolosi che ha suscitato, ma molto di più per il danno che ho fatto a certi 'signori', da sabato scorso la scorta è stata potenziata” e che l'obiettivo del mensile era impedire il ritorno alla legalità nel settore dei rifiuti.

Proprio quest'ultimo concetto ha spinto il giudice a condannare Russo. “Tale affermazione – annota il magistrato – adombra obiettivamente e senza alcun supporto, nella condotta della testata e nella pubblicazione dell'articolo, finalità ulteriori rispetto a quelle oggettivamente desumibili dalla relativa lettura: sostenere che il periodico 'S' tentasse di indebolire chi era proteso al ripristino della legalità nella gestione dei rifiuti insinua, con sillogismo fin troppo evidente, il sospetto che il mensile tendesse a proteggere gli interessi di quanti, per converso, avevano operato non legalmente prima dell'avvento dell'assessore Russo”. Di più: “Indebolire quest'ultimo (Russo, ndr), quindi, rafforzerebbe 'altri' non meglio identificati terzi che, per converso, trarrebbero vantaggio dalla prosecuzione della pregressa (ed imeplicitamente criticata) gestione del settore. Non vi è dubbio – conclude Fiorani – che tali affermazioni siano lesive dell'immagine della società editrice (la quale, peraltro, assume a proprio vanto l'essere divenuta, per converso, punto di riferimento nello scenario dell'informazione sui temi legati alla lotta alla mafia), esulando dal diritto di critica in quanto prive di veridicità in relazione all'oggettiva esistenza del fatto assunto a base dell'opinione espressa e concretizzando, nella specie, un'aggressione gratuita dell'immagine del settimanale (e, quindi, della società editrice)”.

Il resto della lettera, invece, per il giudice è normale esercizio del diritto di critica. In particolare, per Fiorani “l'attribuzione della patente di falsità alle affermazioni del periodico” non è “lesiva dei diritti” del mensile, perché l'articolo pubblicato su “S” gli attribuiva una pensione da “circa 140 mila euro annui”. “Russo – scrive il magistrato nelle motivazioni della sentenza – nella nota inviata al sito internet ha argomentato di non percepire una pensione dell'entità riportata dal periodico, bensì quella, più contenuta, di 74.000 euro. Tale affermazione, non contestata (neppure in relazione al lordo annuo, indicato dal Russo in circa euro 125.000) è stata ulteriormente suffragata con la produzione di copia del bonifico del rateo del mese di aprile 2010 (per euro 6.426,38)”. Insomma, secondo Fiorani l'affermazione non era “accurata” e induceva i lettori a pensare che gli importi indicati fossero netti. Allo stesso modo, secondo il giudice è accettabile l'uso dell'espressione “toni livorosi e pericolosi”, perché “trattasi di libera ed insopprimibile manifestazione del pensiero e della critica”. In altre parole: Russo aveva il diritto di criticare “S”. Ma non era suo diritto insinuare che dietro l'articolo vi fossero secondi fini. L'argomento “io lavoro per la legalità, chi mi attacca fa un favore alla mafia”, insomma, non paga. Anzi, si può ritorcere contro chi lo usa.