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Gesip, conto alla rovescia sul baratro



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La Gesip si trova nuovamente sull'orlo del baratro. La società partecipata del comune di Palermo, infatti, ha in cassa risorse sufficienti fino ai primi mesi del 2012 ma poi, complice anche l'incertezza politica sul piano nazionale, è difficile immaginare ulteriori interventi che garantiscano il futuro dell’azienda. Una situazione drammatica che continua a peggiorare: la Gesip, infatti, è stata cancellata dall’elenco presente alla Camera di Commercio delle aziende autorizzate al trasporto dei rifiuti speciali, in questo caso cimiteriali. Cancellazione dovuta allo stato di liquidazione che impedisce alla società, per legge, di svolgere uno dei suoi compiti più delicati presso i Rotoli. E, oltre al danno, c’è anche la beffa: l’Amia, sebbene in amministrazione controllata e con problemi ben più gravi della Gesip, non essendo formalmente in liquidazione non incorrerà nella stessa sanzione.

Una nuova tegola sulla già martoriata testa del commissario liquidatore, Massimo Primavera, che adesso sarà costretto a procedere all’affidamento a terzi del servizio, anche se, assicura l’azienda, “non ci saranno costi aggiuntivi rispetto a prima”. Ieri, intanto, le maggiori sigle sindacali hanno incontrato il prefetto Umberto Postiglione che ha chiesto dieci giorni per mettere attorno a un tavolo tutti i parlamentari nazionali della città, oltre che per rivolgersi ai presidenti di Camera e Senato. Un ultimo tentativo di trovare una soluzione per la società che conta circa 1800 dipendenti e il cui blocco, lo scorso giugno, ha provocato disordini e gravissimi disagi: dal cimitero alle scuole, dagli uffici comunali al canile, Palermo ha vissuto momenti di tensione.

I 45 milioni stanziati dalla Protezione Civile – dice Vincenzo Carauna della Cgil – potrebbero bastare per adeguare il contratto di servizio e affidare alla Gesip servizi aggiuntivi, come la pulizia delle spiagge, ma il Comune inspiegabilmente, dopo averci assicurato che l’avrebbe fatto, ha preferito effettuare un’ulteriore proroga. In questo modo, anziché finire i soldi a febbraio, li termineremo in concomitanza con le elezioni. Una strana coincidenza, che ci fa sospettare motivazioni politiche ed elettorali”. Per il momento lo sciopero è scongiurato ma, se tra dieci giorni non arriveranno le risposte, i lavoratori sono pronti ad incrociare nuovamente le braccia.

Il sindaco, l’assessore, il direttore generale e perfino il capo di gabinetto – continua Carauna – ci avevano dato ampie rassicurazioni poi disattese. I sindacati si sono sentiti rispondere che per una società che morirà a febbraio non vale la pena fare più di tanto. Insieme a Cisl, Uil, Alba e Conflavoratori istituiremo un gazebo fisso a piazza Bellini, dalle 8 alle 20, per parlare ai cittadini e spiegare loro la nostra situazione e l’eventuale protesta”. Primavera comunque precisa che il tavolo tecnico interministeriale c’è ancora e sta lavorando a una soluzione. “Come è stata fatta un’ordinanza di Protezione civile prima – dice il commissario – la faranno anche dopo, perché i disagi saranno esattamente gli stessi. La legge vieta l’internalizzazione al comune dei lavoratori, ma il ministero all’Economia, a quanto mi dicono, avrebbe acconsentito alla mobilità interna per il turn over. Ma è bene che tutti i parlamentari vengano coinvolti, perché il problema riguarda il rilancio di Palermo e potrebbe interessare anche le altre partecipate”.

E infatti anche in casa Amia le acque non sono per niente tranquille. ''Domani mattina i commissari Amia e il comune di Palermo si incontreranno per chiudere la trattativa sull'annosa vicenda dell'adeguamento del contratto di servizio, noi attendiamo fiduciosi l'esito che speriamo sia positivo, ma ci preme sottolineare che questo adeguamento deve conciliare le esigenze della città e dei lavoratori, l'aumento cioè deve eliminare in modo inequivocabile l'ipotesi del ricorso agli ammortizzatori sociali''. Ad affermarlo sono unitariamente i sindacati di Amia, Fit Cisl, Uiltrasporti, Fiadel Ugl e Fesica-Confsal, che aggiungono: “'Chiediamo al Prefetto di convocare entro massimo la prossima settimana il tavolo. Se questi tempi non verranno rispettati, non solo riprenderemo le assemblee ma saremo pronti ad attivare le procedure per lo sciopero generale''.