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Contestate nuove aggravanti all'ex generale

Mori, entra in scena la trattativa



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Colpo di scena al processo all'ex generale del Ros, Mario Mori, che lo vede imputato con l'ex colonnello, Mauro Obinu, per favoreggiamento aggravato dall'agevolazione mafiosa. La procura di Palermo, rappresentata in giudizio dai pm Antonio Ingroia e Nino Di Matteo, rilancia e integra il capo di imputazione con nuove aggravanti. Pesanti. Violenza o minaccia ad un corpo politico, amministrativo o giudiziario. Non un tecnicismo giudiziario, ma un cambio sostanziale basato sugli elementi emersi nello stesso dibattimento. Per la prima volta nella storia la cosiddetta "trattativa" fra Cosa nostra e pezzi delle istituzioni entra ufficialmente in un processo.

Mario Mori, fino a questo punto, era accusato di aver favorito la latitanza di Bernardo Provenzano. Il processo, infatti, verteva principalmente sulla mancato blitz di Mezzojuso del 31 ottobre 1995, quando l'allora primula rossa poteva essere arrestata ma non se ne fece nulla. Adesso, però, non si tratta più dell'episodio singolarmente preso, ma di un momento di scambio di un patto di cui sarebbe stato protagonista Mori. Il mancato blitz diventa “esecuzione dell'accordo che prevedeva benefici per Cosa nostra fra cui il protarsi della latitanza di Provenzano in cambio della fine delle stragi” per dirla con le parole dei pm. Un caso sui cui la procura sta procedendo separatamente – e si tratta dell'indagine sulla cosiddetta trattativa – che irrompe nel processo a Mori.

Il "do ut des", quindi, si sarebbe verificato in diverse fasi. A cominciare dalla mancata perquisizione del covo di Riina dopo il suo arresto. Una fattispecie per cui, va sottolineato, sono stati processati proprio Mori e Sergio Di Caprio (il capitano Ultimo) venendo assolti. Nello scambio rientrerebbe anche la mancata proroga di centinaia di 41 bis avvenuta nel 1993.

A Mori e Obinu, nello stesso tempo, viene anche contestata l'aggravante costituita dall' "abuso dei poteri, o con violazione dei doveri inerenti a una pubblica funzione o a un pubblico servizio". E i pm hanno messo a disposizione della difesa nuove carte, fra cui il verbale di Agnese Piraino (vedova Borsellino), di Sebastiano Ardita (direttore generale della direzione detenuti e trattamento nel ministero della Giustizia), verbali di audizioni dibattimentali e atti della commissione antimafia.