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Comune. Proposta la riduzione delle indennità

Palermo, in Consiglio è scontro
sui gettoni di presenza



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La riduzione dei gettoni di presenza ai consiglieri comunali? Palermo preferisce attendere. Anche questa volta, la proposta non ha trovato largo consenso tra gli inquilini di sala delle Lapidi. Ad alimentare la polemica sull'iniziativa di alcuni consiglieri, sono stati Giuseppe Milazzo del Pdl e di Gerlando Inzerillo di Forza del Sud. Unico punto in comune tra i due è l'accusa ai promotori di essere stati demagogici.

“E' un'operazione demagogica, fatta a 5 mesi dalle elezioni” ha accusato Milazzo, per il quale altre sono le misure che Palermo si aspetta dal Consiglio comunale. “Il cittadino – ha aggiunto – non fa caso alla diminuzione del 20% del gettone. La città ha bisogno di delibere importanti come quella sul Peep (il piano economico di edilizia popolare) e sulla questione del porto”. E ancora, Milazzo ha incalzato: “Questa delibera non la farò approvare mai”. Secondo il consigliere berlusconiano, la riduzione dell'indennità non cambierà le cose perché “non sbloccherà il consiglio. Si tagli – ha detto ancora – sulle indennità di parlamentari europei, nazionali e regionali. Il nostro non è il gettone più alto d'Italia: al netto percepiamo solamente 1.500, massimo 1.600 euro. La politica deve diventare solo prerogativa di pochi ricchi?”.

Dal canto suo, Gerlando Inzerillo, esponente del partito di Gianfranco Micciché, ha ammonito: “Chi vuole realmente dare un significato ai tagli e ai costi della politica non lo faccia demagogicamente”. Al contrario, i gettoni secondo il consigliere andrebbero totalmente aboliti: “fino alla fine della consiliatura”. Una proposta che il miccicheiano definisce al limite della provocazione, “per rendere produttiva Sala delle Lapidi. Dobbiamo recuperare la credibilità nei confronti dei cittadini, ci vuole un sussulto di orgoglio e questo si può ottenere solo lavorando e approvando atti che facciano gli interessi dei palermitani, favorendo lo sviluppo della città. Maggioranza e opposizioni si trovino accomunate da questo obiettivo”.

A difendere il provvedimento in discussione a sala delle Lapidi, Alberto Mangano, uno dei consiglieri promotori. “L'indennità di consigliere – ha replicato – non è uno stipendio. Vivere di gettone di presenza è un modo per essere condizionati dal voto degli elettori e non è certamente un segnale di democrazia e trasparenza”. Mangano si smarca anche dall'accusa di aver proposto il provvedimento solo perché in prossimità delle elezioni: “Non possiamo tenere il Consiglio fermo negli ultimi 3 mesi perché siamo vicini alla fine della consiliatura. Tre dei consiglieri che hanno proposto questa delibera sono entrati in Consiglio negli ultimi tre mesi e insieme abbiamo deciso di prendere le distanze dai precedenti 4 anni e mezzo di attività”.

La proposta di delibera, avanzata, oltre che da Mangano anche da Paolo Caracausi del Pid, Antonella Monastra di Un’Altra Storia, Francesco Scorza del Gruppo Misto, mira a “mandare alla città – come sottolineato negli interventi – il messaggio e la disponibilità del Consiglio di contribuire a superare la crisi”. Quanto risparmiato dalle casse comunali dovrebbe infatti essere devoluto a chi nella città vive una situazione di maggiore difficoltà: dalla Missione Speranza e Carità di Biagio Conte, fino alle famiglie del campo container di via Messina Montagne.

“La nostra iniziativa nasce da una legge regionale del 2006, che dà mandato ai Consigli comunali di disporre atti che riducano il gettone di presenza. Analogo mandato – ha concluso Mangano – è stato dato alla giunta e al sindaco, che invitiamo a prendere provvedimenti in questa direzione”.