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L'ex presidente di Confindustria Caltanissetta

"Ha estorto i suoi dipendenti"
Dieci anni per Di Vincenzo


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Ricevevano molto meno di quanto dichiarato in busta paga e chi non ci stava, veniva messo alla porta. Con questa accusa il tribunale di Caltanissetta - presieduto  da Giacomo Montalbano, con a latere Carla Aurora Valenti e Valerio Sasso - ha condannato a dieci anni di carcere Pietro Di Vincenzo. L'ex presidente di Ance Sicilia e Confindustria Caltanissetta è stato ritenuto colpevole di estorsione ai danni dei suoi dipendenti. Dovrà risarcire anche Cgil, Cisl e Uil, parti civili al fianco dei lavoratori che di fronte agli inquirenti hanno confermato le angherie alle quali venivano sottoposti. Si conclude così una vicenda nata dalle indagini della guardia di finanza che avevano portato all'arresto di Di Vincenzo lo scorso giugno.

Di Vincenzo era accusato, inoltre, di aver costituito ulteriori fondi neri intestando libretti al portatore ai suoi dipendenti, alcuni dei quali anche ignari. Nelle indagini, poi, la cessione di un ramo d'azienda dalla Nissanambiente alla Nova Costruzioni di un presunto prestanome e la ricettazione di un fonogramma della guardia di finanza, con l'elenco dei beni che stavano per essergli sequestrati. Capi d'imputazione in cui è stato dichiarato non colpevole.

Pietro Di Vincenzo, pochi mesi dopo l'arresto, ha reso dichiarazioni ai pm nisseni a proposito dei finanziamenti dati a politici, in trent'anni di attività imprenditoriale al centro degli affari pubblici. Ma, ciò nonostante, è rimasto in carcere. Sulle sue spalle ha anche un processo per concorso esterno, conclusosi con un'assoluzione in appello a Roma, e un procedimento di confisca di beni per un valore di circa 300 milioni di euro.