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La sede di Bruxelles è isolata: nessuno paga

Piange il telefono della Regione



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La sede della Regione a Bruxelles, da qualche mese, è un po' più lontana. Dal luglio scorso, gli uffici che dovrebbero tenere vivi i contatti tra l'Isola, l'Europa e il resto del mondo, infatti, sono  senza linea telefonica. E, ovviamente, senza l'accesso a internet. Mentre una questione “di vicinato” ha finora messo fuori uso anche i riscaldamenti.
Così, quei locali al centro di numerose polemiche sia riguardo all'edificio, sia alle persone che lo “abitano”, da quattro mesi sono “muti” e “freddi”. “Dal giugno scorso – dice la dirigente responsabile della sede, Maria Cristina Stimolo – non posso pagare le bollette, i creditori. Così, oggi ci ritroviamo senza telefono”.

Il “nodo” della questione sta nella riforma della struttura regionale che ha spostato la sede di Bruxelles alle competenze della Presidenza della Regione. Uno spostamento che però, ha causato qualche disagio. “Alle spese di funzionamento per la sede di Bruxelles – spiega Maria Cristina Stimolo – la Regione rispondeva con uno specifico capitolo di bilancio. Un capitolo che dovrebbe essere anch'esso 'spostato' nella disponibilità della Presidenza. Ma la cosa non è avvenuta”.

Così, nel conto nel quale la Regione riversava quei soldi e con i quali la banca onorava le spese ordinarie, non c'è più nulla. “E anche se ci fosse qualcosa – precisa la Stimolo – io non potrei comunque pagare, visto che da giugno mi è stata tolta la delega per l'accesso a quel conto”.

Quindi, niente soldi, le bollette non si pagano, e l'azienda dei telefoni “ci dà un taglio”. E adesso, la vita dei dipendenti della Regione a Bruxelles è quantomai “singolare”. “Controlliamo la posta da casa – racconta la dirigente – salviamo tutto in una pen-drive. Quindi ci rechiamo in ufficio dove stampiamo le mail e le esaminiamo. Poi, però, - prosegue – per rispondere dobbiamo tornare a casa e usare la nostra linea telefonica”.
Ma la soluzione della vicenda sembra vicina: “Da pochi giorni posso usare in autonomia quel capitolo di spesa, quel conto – annuncia la Stimolo – mancano gli ultimi passi, quindi potrò riprendere a pagare i creditori”.

Più lontana, invece, pare la risoluzione dell'altra faccenda, quella dell'impianto di riscaldamento. “Si tratta di un impianto – spiega la dirigente – che funziona attraverso un software. Ma per attivarlo serve l'intervento dei proprietari”. O meglio, i comproprietari, visto che il palazzone di Rue Billiard non è, ovviamente, tutto della Regione. “Altri privati sono titolari dell'edificio, ma non ci abitano. Così a loro non interessa installare i riscaldamenti”. E a Bruxelles, intanto, si gela. Anche in questo caso, però, il “gioco” dei capitoli di bilancio regionali ha un peso decisivo. “Erano stati autorizzati – precisa Maria Cristina Stimolo – cinquemila euro per le spese legali. Soldi che, per essere utilizzati, devono passare nella disponibilità della Segreteria generale. Ma quei soldi, finora, non ci sono”. Insomma, solo i legali potrebbero risolvere la lite di vicinato, ma non c'è modo di onorare la parcella.

Un inferno. Gelido. Ma nonostante ciò, la dirigente Stimolo difende la decisione della Regione di acquistare questa sede, da 750 metri quadrati e costata (compresi gli interventi di sistemazione) oltre tre milioni di euro. “Si tratta comunque di un risparmio – spiega la Stimolo – perché quel locale, essendo nostro, può anche essere diviso e una parte di esso può essere affittata”. Già, il locale è grande. E in esso, dopo le delibere del presidente Lombardo che ha deciso di “tagliare” il personale, vi lavoreranno tre dipendenti regionali. “A questa storia – precisa però Maria Cristina Stimolo – voglio replicare: non siamo in tre. I dipendenti regionali infatti, intanto, sono in quattro. Senza dimenticare i sei esperti e l'addetto stampa”.

E chi li dimentica? Tra gli esperti, i cognomi noti di Giordana Campo, figlia di Gesualdo dirigente generale ai Beni Culturali, di Pierfrancesco Virlinzi, figlio dell’imprenditore catanese Ennio, di Jane Torrisi, anche lei di una nota famiglia d’imprenditori etnei,  di Luigi Lo Piparo, figlio di un dirigente ministeriale e di Francesca Parlagreco, figlia dell’ex capo ufficio stampa della Presidenza della Regione . L'addetto stampa Gregorio Arena, invece, è stato inviato a Bruxelles con un compenso lordo di 16 mila euro al mese anche per curare una newsletter. Un bollettino “telematico” da spedire via mail a tutti gli interessati. Ma, ammesso che la newsletter esista (il giornalista un paio di mesi fa ha detto di aver prodotto tre 'numeri zero'), la sede di Rue Billiard non disporrebbe comunque di una connessione internet per inviarla.