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La Corte dei conti in Commissione bilancio

"Bene i tagli alla politica, male il debito
Sanità, dubbi sulla compartecipazione"


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La manovra economica è ancora provvisoria. Ma le "bacchettate" della Corte dei conti sono già arrivate. E non hanno risparmiato molti dei settori amministrati dalla Regione, da quello dei rifiuti, dove il "buco" ormai è di circa un miliardo di euro, a quello della Sanità. In quest'ultimo caso, in particolare, la richiesta del governo di rinegoziare la quota di compartecipazione alla spesa è considerata dai giudici contabile poco più che un'utopia. Ma non solo critiche sono giunte dai rappresentanti delle sezioni riunite della Corte, oggi in audizione presso la commissione Bilancio all'Ars per illustrare la relazione sul bilancio 2012-2014 e la Finanziaria. I giudici, infatti, hanno espresso il proprio apprezzamento per la scelta del governo di "anticipare gli interventi sui cosiddetti 'costi della politica'" e hanno comunque considerato positivo il cammino intrapreso dalla Sanità siciliana "unica, attraverso il piano di rientro, a evitare il commissariamento".

Il nodo della compartecipazione al Fondo sanitario
Ma quello del sistema sanitario è davvero un punto fondamentale, visto che metà del debito della Regione è costituto proprio dal mutuo acceso con lo Stato per attuare il piano di rientro. E i giudici, nel sottolineare come il settore inizia a "scricchiolare", hanno respinto l'ipotesi di una rinegoziazione della compartecipazione regionale alla spesa. La Regione, infatti, considera la quota di compartecipazione al 42,5% mentre la Corte ricorda che questa si è ormai stabilizzata, dopo un impegno sottoscritto dalla Regione stessa, al 49,11%. Una differenza quantificabile in circa 635 milioni che la Regione intende ricavare anche dall’accantonamento delle accise sui prodotti petroliferi. Ma su quest’ultimo punto la Corte ha espresso un richiamo: “tale accantonamento – si legge infatti nella relazione – non risulta assistito da alcuna clausola di salvaguardia”.

Cresce il debito della Regione
"L'onere del debito regionale subirà - su legge nella relazione della Corte, illustrata dal presidente delle sezioni riunite, Rita Arrigoni - nell'arco del triennio 2011/2013, un incremento di oltre il 41% rispetto al 2010: la situazione debitoria della Regione, in termini di stock, passa infatti da 4 miliardi e 684 milioni del 2010, ai 5 miliardi e 638 milioni del 2011, ai 6 miliardi e 125 milioni per il 2012, per finire alla previsione di 6 miliardi e 606 milioni per il 2013". Una situazione molto grave. "E il fatto - ha precisato Rita Arrigoni - che la situazione siciliana sia simile a quelle, ad esempio, di Lazio e Campania, non deve rassicurarci. Quelli, infatti, non sono certamente esempi virtuosi".
I magistrati contabili hanno puntato il dito contro una serie di criticità individuate nel bilancio, in particolare rispetto ad alcune previsioni di maggiori entrate per le casse regionali: perplessità sono state espresse, ad esempio, rispetto ai 120 milioni che dovrebbero arrivare dal processo di dismissione di quote di partecipazione in società ed enti. E ancora rispetto ai 750 milioni attesi in tre anni dalla valorizzazione del patrimonio immobiliare e dalla vendita dei beni dello Iacp ("a riguardo - si legge nella relazione - la Corte sollecita maggiori dettagli informativi, anche procedurali, in considerazione del fatto che analoghe manovre in esercizi precedenti non sempre hanno ottenuto risultati attesi").

Il "buco" dei rifiuti e la riforma della Formazione
Altro tema "caldo", quello della gestione dei rifiuti. "La Corte - ha annunciato la presidente Arrigoni - sta portando avanti una dettagliata relazione sul settore della raccolta e la gestione degli Ato. Posso anticipare - ha aggiunto - che i numeri parlano di un debito complessivo di circa un miliardo di euro. Ma nella nostra relazione, che verrà diffusa tra due settimane circa, stileremo un report dettagliato sulla gestione di ogni Ato siciliano". Accolta con favore, invece, la scelta di "spostare" il peso del settore della Formazione professionale sui fondi europei. Risparmiando, così, circa 250 milioni l'anno.

I dubbi della Corte dei Conti
Tra gli interventi previsti dalla manovra, non appaiono efficaci, secondo i magistrati contabili, quelli riferiti alla soppressione dell'Agenzia per l'impiego, del Dipartimento aziende foreste demaniali e dell'Aran. Nei primi due casi, infatti, il risparmio previsto dalla Regione di circa 180 mila euro, non sembra giustificato, visto che quel personale sarà comunque reimpiegato in altri uffici degli assessorati. Per quanto riguarda l'Aran sicilia, invece, la soppressione porterebbe a un risparmio di 720 mila euro (ma 120 mila verranno poi usati per stipulare una convenzione con l'Agenzia nazionale). Una cifra che, secondo la Corte, andrebbe rimodulata, restringendola alla sola spesa degli organi divertice e di controllo. Insomma, anche in questo caso, la spesa per gli "impiegati" non può essere azzerata, visto che questi sono "assunti" alla Regione. Infine, un "ok" all'abolizione dell'Ufficio garante dei detenuti, che costa alla Regione circa 150 mila euro l'anno.

Il giudizio complessivo
Insomma, luci e ombre, nella relazione dei magistrati. Ma soprattutto ombre. Rintracciabili in alcuni passaggi del documento. "Il bilancio a legislazione vigente - si legge - non appare costruito in modo metodologicamente corretto in base ai valori tendenziali della finanza pubblica regionale, ma, al fine di conseguire valori migliorativi rispetto ai saldi programmati, tale documento reca improprie correzioni di stanziamenti con l'intento di ripristinare successivamente, in sede di legge finanziaria, o, addirittura, nel corso della gestione, la dotazione di tali poste nella misura ritenuta adeguata". E ancora: "La metodologia utilizzata - è scritto nella relazione - non appare del tutto conforme al modello delineato dalla vigente normativa contabile regionale".