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COMUNALI A PALERMO

Armao: "Candidato? No
Ma se me lo chiedessero..."



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Nella ridda di nomi per i possibili candidati alle comunali di Palermo, è circolato anche il suo. E continua a circolare anche in queste ore, con il Pd che sembra in procinto di scaricare Rita Borsellino per puntare su un’alleanza con il Terzo polo anche nel capoluogo siciliano. L’assessore regionale all’Economia Gaetano Armao, però, nega che gli sia mai stata fatta la proposta di candidarsi alla successione di Diego Cammarata. Anche se, qualora arrivasse, dice Armao, “per la mia storia e la mia coerenza non me la sentirei di tirarmi indietro”.

Assessore Armao, sarà lei il candidato del Terzo polo alle prossime comunali?
“Sono soltanto voci. Da cittadino responsabile e persona impegnata nelle istituzioni, di fronte a una richiesta di coinvolgimento da parte delle forze politiche ovviamente non mi sottrarrei. In un momento così difficile tutti si devono impegnare pienamente e sarebbe per me, e per la mia storia personale, impensabile sottrarmi a una chiamata alla responsabilità. Ma in questo momento faccio l’assessore, ho deciso di offrire la mia esperienza e la mia professionalità alla Regione, anche se voglio sottolineare che sarebbe opportuno che tutte le persone che hanno voglia di dare contributo, a partire dai consigli comunali e da quelli di quartiere, si impegnassero in prima persona. Ci vorrebbe un appello alla responsabilità che chiami tutti in causa”.

Quindi accetterebbe, nel caso in cui glielo proponessero…
“Chi è impegnato nelle istituzioni per forza di cose viene coinvolto in considerazioni sull’opportunità o meno di una candidatura, è stato fatto anche con altri colleghi della giunta regionale, è normale. Ad oggi non c’è alcuna proposta, stiamo parlando solo di voci di corridoio. Certo, in un momento così complesso e con una congiuntura economica così grave, sarebbe incoerente per il sottoscritto avere assunto un impegno amministrativo così rilevante e poi sottrarsi di fronte a una richiesta che per un cittadino è un onore, è l’impegno più serio che possa esserci quello di amministrare la propria città. Sarebbe coerente con la scelta che ho fatto di dedicarmi, per un periodo della mia vita, alla mia Regione e alla mia città”.

Fra Pd e Terzo polo si registrano alcune fibrillazioni. Crede in una possibile intesa a Palermo?
“Non entro nel confronto fra le forze politiche che compongono la maggioranza che sostiene il governo. E’ giusto che i partiti si parlino e si confrontino, decidendo se arrivare a un candidato unico o se concorrere con fronti diversi da quello che compone la maggioranza. Ma in un momento difficile come questo, quanto sta accadendo a livello nazionale dimostra che quanto si è fatto in Sicilia è divenuto un modello di riferimento per l’intero Paese. E il progetto di forze che unite vogliono il cambiamento, dovrebbe essere un modello anche per Palermo. C’è anche da considerare la legge elettorale, ma io sono un tecnico e questo esula dalle mie valutazioni. Ma i cittadini vogliono vedere la propria città risorgere. Quando la Sicilia è stata apripista, a livello nazionale, di un nuovo modello politico, ci è riuscita grazie a una sinistra illuminata che ha creduto nel compromesso storico. Un momento straordinario che si è ripetuto ancora una volta con la nascita e l’affermazione del Terzo polo e l’accordo con il Pd. La sinistra illuminata che guarda al centro porta la Sicilia ad essere un punto di riferimento per il Paese. Una sinistra che si rinchiude in se stessa non interpreta questo ruolo appieno”.

Quale, dei nomi che circolano, la convince di più?
“Le faccio un nome che è circolato nelle scorse settimane, quello di un amico e un collega che stimo: Vito Riggio, il presidente dell’Enac. Ma lui si è subito schernito perché sostiene di non essere abbastanza giovane”.

Da dove è necessario ripartire per rilanciare Palermo?
“Credo sia giusto che le forze politiche si confrontino, ma ci vuole uno sforzo corale che sia attento alle esigenze della città. Credo conti più questo, che le legittime tattiche elettorali. E’ importante che la città, in tutte sue componenti, torni a occuparsi di se stessa. Una volta in consiglio comunale sedevano Guttuso e Sciascia, grandi professionisti e imprenditori. Oggi, sia per il sindaco che per il consiglio, è importante che la città torni a creare grazie anche all’impegno di artisti, professionisti e imprenditori che abbiano a cuore la città. E per fare questo, bisogna tornare a dare un respiro culturale a Palermo e un decoro che purtroppo la città ha perso. Non è solo questione di immondizia, ma anche di un abusivismo presente persino sui marciapiedi più belli della città, di una gestione del traffico assolutamente sconsiderata. Che Palermo sia una città europea, la capitale del Mediterraneo, non può essere solo scritto su una carta intestata ingiallita, ma va realizzato davvero. Tutto parte dalla cultura, si deve partire dalla cultura o non si va da nessuna parte. Bisogna ridare alla città un grande respiro culturale. Il progetto ‘Palermo capitale europea della cultura’ è rimasto inattuato, l’aveva proposto l’assessore regionale ai Beni culturali ma è rimasto nei cassetti del comune. Sono ormai anni che non si costruisce una bella struttura, un grande monumento”.

Cosa pensa della Borsellino?
“E’ una personalità di grande prestigio, ha un profilo che è un punto di riferimento per la sinistra siciliana ma occorre anzitutto individuare una piattaforma di confronto su un progetto. Finora si è parlato solo di alleanze, ma non si capisce per fare cosa. Se si trovano degli elementi programmatici su cui realizzare una convergenza, le differenze avrebbero un significato squisitamente politico. Bisogna sedersi attorno a un tavolo, dove si può ragionare. Invito tutti, da cittadino, a passare al progetto e alle cose da fare. Se ci fossero delle convergenze, non capirei perché dividersi. Per il bene della città, troviamo ciò che unisce e non ciò che divide. Come diceva Maritain, bisogna distinguere per unire”.