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Speciale. I giovani e la crisi

I giorni della rabbia



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Non avevano forse il diritto di lamentarsi i giovani che affrontarono il fango di una trincea in guerra? Avrebbero potuto incrociare le braccia e protestare contro l'Europa dei generali. Preferirono misurarsi con la realtà. C'era un conflitto, bisognava combattere. E in quanti altri mini-canovacci di storia troviamo il coraggio verde dei ragazzi, il senso di responsabilità, il sentimento di patria, il valore del sacrificio.
Oggi i cosiddetti  giovani (tanti, pochi, alcuni?) disprezzano l'Europa dei banchieri, che nessuno sa veramente dove sia. Si scontrano con la polizia, perfino a Palermo, provocando lo sdegno ultraterreno di Pasolini che ancora saprebbe da che parte stare. Si consumano nel fuoco di una rabbia inutile. E si lamentano: ci hanno rubato il futuro, ci hanno fottuto la vita. E si coprono il petto con libri che non conoscono. Magari li avranno letti e non li hanno digeriti. Magari li avranno attraversati da sordomuti, senza coglierne le intime suggestioni. Magari non sanno che la parola di un libro, quando scocca, è la più dura condanna delle rivoluzioni senza intelligenza.

C'era uno in piazza qui, l'altra volta. Assaltava la banca, reggendo una copia degli Scritti corsari. Certo, pasolinianamente, ne ignorava il contenuto. Non sapeva che quel libro è un'eccentrica sentenza di colpevolezza di ogni moralistica stupidità della massa, delle scelte facili e sceme in compagnia, nella cui categoria rientra la verniciatura rossa dei muri o lo sfregio alle banche. La presa della banca è una idiozia, come bruciare i libri in certe notti, come dichiarare la propria impotenza e la sconfitta di chi non sa nemmeno da che parte iniziare.

Avrebbe dovuto sedersi sul marciapiede, quel ragazzo già invecchiato in un luogo comune, in una gerarchia della protesta,  e sfogliare le pagine. Partire dal vuoto di potere in Italia, con il suo sfarfallio di lucciole rimasto nell'eternità, procedere accorto lungo il pezzo dei capelli, arrivare all'aborto... E allora l'assaltatore di istituti di credito sarebbe tornato a casa a meditare meglio sui comportamenti utili e sui rigurgiti dannosi. Perché avrebbe capito che il potere non teme il lancio di sassi e di uova. Lo desidera: è il preambolo della conservazione e della restaurazione. Il potere teme le parole e i libri letti, non branditi come clave e assassinati.

Le generazioni si misurano con una sfida incorporata nel loro tempo. Alcuni combatterono alla baionetta e morirono. Altri se ne fregarono, rovinando nazioni e quartieri. Questa generazione in viaggio dovrà sopravvivere, senza dimenticarsi di vivere. Dovrà affrontare le macerie con la costanza dei beati costruttori di pace. Se distruggerà e schiaccerà, perpetuerà le rovine, aggiungendone di nuove. Se saprà tessere un disegno diverso con la pazienza e l'intelletto, consegnerà ai suoi figli un mondo più degno. Purtroppo i ragazzi perdono ore preziose. Trasformano i giorni del coraggio nei giorni inutili della rabbia. E non amano Pasolini.