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Giorgio Martinico

"La violenza è un segnale"



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La crisi mondiale arriva dalla speculazione, quella dei giovani, invece?
"La crisi viene demagicamente collegata alla bolla speculativa del 2008 esplosa negli Stati Uniti, ma sono 40 o 50 anni che si fanno speculazioni. Non è la prima volta che si vivono periodi di crisi. Prima di oggi ci si rifaceva ai beni di consumo, al liberismo e al neo liberlismo, che senza dubbio ha migliorato il tenore delle nostre vite. E adesso, non credo che non ci sia la volontà di cambiare le cose. Semplicemente non ci sono più soldi. Il baricentro della ricchezza si sta spostando verso altri centri del mondo, l'Europa sta diventando un paesedi serie B".

E a Palermo la crisi dov'è?
"Basta essere un poco inseriti nel contesto sociale. Ragazzi con due lauree che non riescono a trovare lavoro, che cercano meritocrazia, con la delusione di quei genitori che tanto hanno investito nella formazione dei propri figli, vedendo nell'università un importante ascensore sociale. La crisi la vedi quando vai nei quartieri disagiati e i suoi abitanti non hanno possibilità di riscatto. E anche il ceto medio, ad oggi, non ha più la sicurezza che aveva. Prima ci dicevano che dopo questo o quel periodo di austerità, di 'lacrime e sangue' ci saranno tempi migliori. Non sento più queste promesse".

Una soluzione?
"Nel piccolo, mi sono ritrovato spesso con una mia amica di trentun anni che ha ormai tre lauree ci chiediamo cosa possiamo inventare. È giusto che ognuno metta il proprio ingegno per andare avanti. Ma io preferisco il riscatto generazionale a quello individuale. Questo, senza il primo, lascia un po' il tempo che trova".

La violenza che si è scatenata giovedì manifesta un sintomo da tenere in considerazione?
"Rappresenta un segnale in quanto gli spazi di mediazione con le istituzioni si vanno stringendo sempre di più mentre si va allargando l'incompatibilità con il ceto dirigente e con le forze dell'ordine che lo difendono. Una totale mancanza di rappresentabilità delle proprie istanze, rispetto a quello che viene vissuto ogni giorno a partire dalla crisi che ricade sulle nostre spalle, ma che non abbiamo creato noi. Agenzie interinali e banche sono state occupate simbolicamente in tutta Italia. Alla San Paolo sono partite manganellate solo perché c'era l'intenzione di salire e appendere fuori uno striscione. Cosa ti aspetti che succeda poi?"

La reazione degli studenti è quindi giustificabile?
"Credo che ci si debba far sentire nella maniera più costruttiva possibile, di modo che ad emergere siano innanzitutto i contenuti. In questo caso c'è stata una reazione contro le forze dell'ordine. Certo, avrei impedito il lancio del masso che tanti hanno visto, se avessi avuto voce in capitolo. Un atto che avrei evitato: è stato un atto individuale che ha scatenato la carica della polizia. E il risultato è stato che il corteo si è disperso. Ma non condanno chi l'ha gettato. Non ci interessa la dicotomia violenza-non violenza. Sono altri i contenuti su cui puntiamo e la resistenza mi è sempre piaciuta quando è resistenza di massa".