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Speciale crisi

La notte degli alberi caduti


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, Cronaca, Palermo
Chiacchierando con Giuseppe – barbone in questa vita e carabiniere nell’altra – mentre Martina Miliani filmava con sensibilità di occhi e di telecamera, mi è venuto in mente di un albero caduto a Palermo. Di un albero tagliato da ignoti per rubare una bici. Giuseppe è l’albero. La bici è la sua serenità. L’hanno portata via e le felicità è rimasta spezzata per terra. E ho capito che era solo una questione di posizione. Io di qua a potermi permettere di intervistare, lui di là a raccontare. Ma nessuno di noi ha la garanzia scritta che starà sempre dalla parte salva del microfono.

Una sera con i ragazzi di Sant’Egidio, con Rosario e Renzo. “La crisi l’abbiamo sentita prima di tutti – spiega Rosario – da anni alla Caritas e da noi ci sono persone che prima stavano bene”. Giuseppe che dorme a piazza Lolli e si vergogna della sua vita randagia era un carabiniere. Uno scivolone l’ha sbalzato di sella. Non ci sono più reti di protezione. Se crolli, non ti rialzi. L’albero segato non si ripara. E la politica è semplice teoria di riduzione del danno. Sa a malapena suggerirti dove agonizzare e morire. La politica è una mera questione di fasciature e terapie del dolore: l’organizzazione della degenza, la programmazione di una eutanasia. Dovrebbe suggerire un orizzonte, ripensare il paradigma di rapporti, meccanismi e relazioni. Si limita, invece, a fornire l’indirizzo dell’ospedale più vicino, quando davvero lo fornisce.

Tra i denti dell’Economico, mentre il Politico abdica, ci siamo tutti a livelli differenti. C’è Giuseppe, il clochard di piazza Lolli. Ci sono gli operai della Fiat. Siamo certissimi che troveranno qualcosa di solido, o li stanno soltanto piazzando su una piattaforma scorrevole che li condurrà all’espulsione dal regime produttivo? Ci sono i muratori che riverniciano la facciata di casa mia. Ci sono i cronisti precari. Ci sono i volti sui sagrati delle chiese. Noi, col nostre terrore dello spread, gli altri con la loro fame concreta e i loro sguardi e presagi. Noi che abbiamo paura che non ci sia vetro protettivo sufficiente per salvare le anime perse dalla tempesta in corso, ammesso che qualcuno possa salvarsi.

Il lato positivo della vicenda – se sapremo coltivarlo – è la solidarietà. Su una zattera alla deriva talvolta si consumano omicidi di massa e riti di cannibalismo. Forse sarà più saggio riscoprire il sentimento di una fratellanza dimenticata. Giuseppe, nella notte di piazza Lolli, all’improvviso è diventato un amico, un altro me stesso. Ecco perché ci siamo abbracciati, anche se nel video non si vede, perché abbiamo scelto di tenerci un sorso d’affetto per noi, per quando ci rivedremo. E chi sa dire in assoluto come saremo messi dal punto di vista del microfono. Nulla è sicuro, nella città degli uomini albero. Spezzati a metà.