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Il blitz. C'è il gestore del bar dello stadio

Da Brancaccio a San Lorenzo
I nomi degli arrestati


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, Cronaca, Palermo
I mafiosi arrivarono alla spicciolata. Uno dopo l'altro. Villa Pensabene, noto ristorante-maneggio allo Zen, divenne il teatro di un summit di mafia. Il più importante che la cronaca abbia registrato negli ultimi anni. Tra i presenti, una buona parte dei trentasei arrestati di oggi. Una grande operazione che ha visto al lavoro magistrati, carabinieri del comando provinciale e del Ros, agenti della Squadra mobile e della Polizia valutaria della guardia di finanza. Colpiti al cuore i mandamenti di Tommaso Natale-Resuttana, Brancaccio e Boccadifalco Passo di Rigano. A Villa Pensabene il 7 febbraio 2011 c'erano, tra gli altri, pezzi da novanta come Giulio Caporrimo, Giovanni Bosco, Giuseppe Calascibetta (che sarebbe stato poi ammazzato), Salvatore Seidita, Alfonso Gambino, Gaetano Maranzano, Amedeo Romeo, Stefano Scalici, Cesare Lupo, Nino Sacco e Giuseppe Arduino. Il clima fu teso tanto che gli uomini di Brancaccio avevano in mente di usare le armi. "... gli sparo un una gamba... se eravamo in campagna vedi che lo ammazzo", diceva Sacco, uno dei tre componenti del triumvirato che comanderebbe a Brancaccio. La mancanza di un vero capo in città ha rischiato, più volte, di mandare in frantumi gli equilibri. Equilibri rispettati quando c'è da fare affari. Dal pizzo imposto a tappeto ai sub appalti nel cantiere per il tram, al controllo delle assunzioni nel nascente centro commerciale di Zamparini. Non è ancora pronto ma ma la mafia si era portata avanti con il lavoro.

San Lorenzo
Nel regno che fu di Lo Piccolo il nuovo capo sarebbe Caporrimo. Scarcerato l'anno scorso non avrebbe perso tempo a rimettersi alla guida del clan. Da lui doveva passare ogni decisione. Viene fuori che i boss di San Lorenzo avrebbero controllato le assunzioni e l'affitto degli spazi espositivi nel centro commerciale che il presidente del Palermo, Maurizio Zamparini, sta costruendo allo Zen. Il patron rosanero, parte lesa in tutta la vicenda, si è affidato a una ditta milanese, "agganciata" da un uomo del clan. Si tratta del gestore del bar all'interno dello stadio Barbera, Giovanni Li Causi, che avrebbe anche garantito ai mafiosi l'approvvigionamento di biglietti omaggio per le partite casalinghe dei rosanero.

Brancaccio
Il volto dei Graviano al potere oggi è quello di Nunzia, sorella di Giuseppe, Filippo e Benedetto. A raccontarlo è stato il pentito Fabio Tranchina. Le sue dichiarazioni sono state riscontrate dalle intercettazioni.

Boccadifalco
Ormai è una certezza: gli scappati della guerra di mafia degli anni Ottanta sono tornati in città. E' caduto il veto dei corleonesi sul loro ritorno. A Boccadifalco, comanda Giovanni Bosco, parente di Totuccio Inzerillo, il più longevo uomo d'onore alla guida di un mandamento essendo stato nominato con il consenso dell'allora latitante Salvatore Lo Piccolo. Accanto a lui, Alfonso Gambino, inserito nella famiglia di Uditore nonché uomo di fiducia e portavoce di Bosco nelle trattative con i mandamenti di Porta Nuova, Tommaso Natale e Noce; Matteo La Barbera che incontrava i mafiosi anche durante l'orario di servizio utilizzando mezzi dell'Amat di cui è dipendente;  Ignazio Antonino Mannino, uomo d'onore della famiglia di Torretta.

I nomi
I carabinieri, coordinati dal tenente colonnello Paolo Piccinelli e dal maggiore Antonio Coppola, assieme ai finanzieri della Valutaria, diretti dal maggiore Pietro Vinco, hanno fatto scattare le manette, oltre a Caporrimo e Li Causi, per Calogero Di Stefano Marcello Coccellato, Ugo De Lisi, Giuseppe Enea, Fabio Gambino, Andrea Luparello, Vincenzo Di Blasi, Sandro Diele, Filippo Pagano, Amedeo Romeo, Stefano Scalici, Giuseppe Serio, Antonino Vitamia.
L'operazione della squadra mobile, coordinata da Maurizio Calvino e Nino De Santis, coinvolge: Nunzia Graviano, Cesare Lupo, Antonino Sacco, Giuseppe Arduino, Antonino Caserta, Matteo Scrima, Michelangelo Bruno, Girolamo Celesia, Pietro Asaro, Natale Bruno, Giovanni Torregrossa, Filippo Tutino, Alberto Raccuglia, Antonino Lauricella, Pietro Arduino, Salvatore Conigliaro e Antonino Mistretta.  I fermi di Bosco, Mannino, Inzerillo e Gambino sono stati eseguiti dai carabinieri del Ros, diretti dal tenente colonnello Fabio Bottino.