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Soldi in cambio di concessioni

Tangenti negli uffici del Comune
Arresti ad Agrigento


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Mancava solo la parola arresto, a un libro che, la procura della Repubblica di Agrigento, aveva iniziato a scrivere già da un pezzo. Tredici ordinanze di custodia cautelare, tutte emesse nell'ambito della pubblica amministrazione del Comune di Agrigento. Un ufficio, quello tecnico, messo game over, da mesi di indagini, che hanno portato i magistrati agrigentini, gli uomini della squadra mobile e quelli della digos, a sgominare un clan di colletti bianchi, che avrebbe risposto presente all'appello della corruzione, della truffa e dell'abuso in atti di ufficio. Sono, infatti, queste le accuse contestate ai tredici, tra i quali figurano funzionari, architetti e anche un vigile urbano. Un blitz che era nell'aria già da mesi, da quando erano iniziati i setacciamenti di ogni stanza, di ogni angolo, di ogni cassetto dell'Utc del comune agrigentino. Indagini capillari, che hanno scandagliato anni di appalti pubblici, concessioni edilizie e quant'altro gravitasse nelle orbite dell'urbanistica agrigentina. Il risultato stamani, con le manette strette ai polsi a chi, nelle stanze dei bottoni, ci stava da un pezzo.

Mazzette in cambio di concessioni, imbrogli in vista di grossi affari e ancora strapotere nell'ambito delle proprie competenze. Sono queste le parole chiave dell'indagine, coordinata dal procuratore Renato Di Natale, dall'aggiunto Ignazio Fonzo e dal sostituto Luca Sciarretta, con loro la squadra mobile di Agrigento, diretta da Alfonso Iadevaia e la digos, agli ordini di Carlo Mossuto. Le incursioni degli investigatori nelle stanze dell'Utc facevano sempre scalpore. Ormai, da un anno circa, i blitz - senza manette - si avvicendavano in maniera sempre più serrata. Che stesse per arrivare la bufera, ad Agrigento lo percepivano tutti.

Il prologo della maxi retata un anno fa, quando, nell'ambito dell'inchiesta Tetris, iniziarono le perquisizioni dentro gli uffici comunali. Si aprì un' indagine che aveva la cifra delle associazioni di volontariato, dei contributi facili, declinati al nome di una serie di funzionari pubblici. Poi fu la volta dell'indagine sull'allora presidente del consiglio comunale, Carmelo Callari, accusato di peculato e truffa, oggi a regime di obbligo di firma. Stanotte la maxi retata e potrebbe non essere finita qui. Le indagini, infatti, sono ancora in corso.

Questi i nomi degli indagati: custodia cautelare in carcere per Luigi Zicari, 49 anni di Agrigento, Pietro Vullo, 42 anni; Salvatore Troisi, 56 anni; Roberto Gallo Afflitto, 41 anni; Giuseppe Gallo Carrabba, 55 anni e Giorgio Parrino, 55 anni. Arresti domiciliari nei confronti di Alfonso Vullo, 44 anni; Giuseppe Gallo 43 anni; Pasquale Farruggia, 56 anni; Gerlando Tuttolomondo, 74 anni Santa Elisabetta residente in Agrigento; Emanuele Navarra, 62 anni. Obbligo di dimora nel comune di Agrigento per Rosario Troisi, 53 anni. Ed ha, infine, disposto, previo interrogatorio che si terrà mercoledì 30 novembre 2011, la sospensione dall’esercizio del pubblico ufficio e servizio nei confronti di Sebastiano Di Francesco, 51 anni.