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Ingroia su I love Sicilia

"Angelino Alfano? Bella penna
Ma il suo libro non è obiettivo"



, Cronaca, I Love Sicilia, Palermo
“Se fosse un romanzo, questa recensione sarebbe facile e benevola. Perché il libro è scritto bene. Ha un titolo promettente, accattivante per un romanzo: 'La mafia uccide d’estate'. Titolo anche azzeccato, perché coglie la verità, svela una delle tante forme di crudeltà di una mafia, che usa la 'bella stagione' per profittare della guardia abbassata delle proprie vittime, dei sistemi di protezione e della comunità durante le assolate estati siciliane. Se fosse un romanzo, non potremmo che apprezzare le qualità letterarie dell’autore, Angelino Alfano, che è una buona penna e dimostra di saper raccontare”. Apre così la sua rubrica “Fuori dal bunker” il pm Antonio Ingroia, che sul nuovo numero del mensile I love Sicilia, in edicola da domani, sabato 3 dicembre, e già oggi acquistabile online, recensisce il libro del segretario del Pdl Angelino Alfano.

“Ci sono pagine eleganti e pagine descrittive – scrive Ingroia –, ed infine pagine ricche perfino di pathos. Sembra un romanzo, un romanzo di formazione di un giovane politico siciliano messo alla prova, arrivato presto al traguardo del dicastero della Giustizia, ricco di speranze e di entusiasmi, e col pallino della lotta alla mafia, tanto che sembra influire assai poco su di lui perfino la circostanza che a designarlo sia stato un Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, che ha definito 'eroe' un uomo della mafia, un assassino, condannato all'ergastolo per omicidio, come Vittorio Mangano”.

“Il titolo parla della mafia che uccide – prosegue più avanti nella sua analisi il magistrato –. È allora un libro sulla mafia? Se fosse un libro sulla mafia, sarebbe opera interessante e documentata. Con tante informazioni e riflessioni, utili per i lettori e spesso condivisibili: su carcere e 41-bis, e sull'aggressione ai patrimoni mafiosi, fra tutti il più importante settore d'intervento. Peccato solo, in questa prima parte del libro, che l'autore si sia dimenticato di affrontare diffusamente il delicato tema dei rapporti mafia e politica, e che su questo argomento affermi qualche inesattezza...”.

“La verità è che questo interessante libro non è né un romanzo, né un libro sulla mafia – sostiene Ingroia –. È soprattutto un documento politico nel quale l’autore, che – onestamente – in premessa rivela di non essere obiettivo e neutrale per il punto di vista inevitabilmente parziale dal quale è scaturito il racconto, talvolta si lascia prendere la mano. Da una parte, è una specie di 'libro dei sogni', delle cose che si sarebbe voluto fare senza riuscirvi (della serie “avrei voluto ma non ho potuto…”), e dall’altro lato è una rappresentazione tutt’altro che obiettiva degli eventi, come quando si ripropone l’immagine, ormai un po’ frusta, di un Berlusconi sottoposto ad una continua aggressione giudiziaria dalla magistratura politicizzata”.

Un apprezzamento per il finale del libro: “Non si può che convenire con la chiusura del libro, quando Alfano ricorda un ministro della Giustizia del dialogo come Mino Martinazzoli. Nella speranza che sulla Giustizia ritorni finalmente fra politica e magistratura quella stessa voglia e capacità di dialogo”.