Live Sicilia

Il caso del bimbo dell'Albergheria

Adottiamo Samuele
per salvare Palermo



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C'è ancora un modo per salvare Palermo, per bruciare la sua munnizza, per risollevare le sue ossa, per spalare fango e indecenza dai suoi marciapiedi. Adottiamo Samuele. Questo bambino non sa cosa siano l'amore e le carezze. E' venuto al mondo per essere massacrato. Ha aperto gli occhi al buio. E' nato povero, in una stalla dell'Albergheria, senza stelle comete né Re Magi.
Non sarà un sindaco a redimere la città da anni di schifo. Non sarà una giunta a ricucire gli strappi e le ferite. Dopo secoli di ribalda cattiveria, c'è solo un ingrediente: mettere in circolo più amore, sparare confetti di gentilezza in aria. Già per le nostre albe inferocite dal traffico del mattino, dovremmo utilizzare delle originali terapie di gruppo. Scendere dalle macchine e abbracciarci in mezzo alla via. E' una legge fisica. Il gas della cortesia può scacciare l'olezzo della paura, a patto che sia tanto.

Adottiamo Samuele - affidato momentaneamente e per fortuna alle cure di un medico sensibile come Giorgio Trizzino - il Gesù Bambino palermitano che non ha avuto il tempo di diventare grande per essere messo in croce. Anche in senso tecnico. Se qualcuno vuole il figlio che non ha, si faccia avanti adesso. E seguiamo i suoi passi insieme, come ziii lontani, ma protettivi. Come padri putativi, come madri in trasferta, vigili e discreti, come genitori amorevoli che si accontentano di ricevere una cartolina al semestre, per sapere che stanno tutti bene.

E perdoniamo - anche se è difficile - la mamma di Samuele. Ha sbagliato, però i capri espiatori scontano sempre un po' dell'odio e dei sentimenti innominabili di chi li condanna. Sono lì per purgare le colpe della comunità. Perdoniamola perché è una mamma alla deriva, perché non sapeva quello che faceva. Perdoniamola. E perdoniamoci.