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Lombardo: "Meglio tagliare le indennità"

Onorevoli, sì alla riduzione
Cascio: "Primi in Italia"



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L’Ars ha fatto la sua parte. Ora toccherà al Parlamento dare l’ok definitivo alla riduzione del numero dei deputati siciliani. Un’approvazione che arriverà dopo il doppio passaggio da Camera e Senato (visto che la modifica dello Statuto ha valenza costituzionale). “La Sicilia – ha rivendicato però il presidente dell’Ars Francesco Cascio – è la prima regione italiana a decidere di ridurre il numero dei componenti del proprio parlamento”. Una dichiarazione che, quasi “inaspettatamente”, visti i recenti screzi, risuona assai simile a quella del capogruppo Pd Antonello Cracolici: “Oggi l’Ars ha dato vita ad una importante autoriforma: adesso il parlamento regionale ha la credibilità e il prestigio per poter affrontare altre riforme,  dalla macchina amministrativa della Regione  alle Province, dai comuni alle circoscrizioni. La riduzione dei deputati regionali, comunque, - ha aggiunto - non è un argomento che può essere limitato ai ‘costi della politica’: bisognava fare un passo nella direzione dell’efficienza – ha concluso– e la diminuzione a 70 deputati permette comunque di garantire una adeguata rappresentanza anche alle province più piccole”.

Proprio su questo tema, però, quello della rappresentatività di alcune province (che daranno in alcuni casi solo due deputati, dopo la rimodulazione operata insieme alla riduzione dei deputati) è  arrivato il “no” al ddl di Paolo Colianni dell’Mpa (l’unico insieme a quello di Giovanni Greco di Aps). Colianni ha parlato persino di “scippo per le aree del centro Sicilia, una malaugurata legge che rischia di consegnare alle aree metropolitane la gestione della politica siciliana. Serviva il coraggio, semmai, - ha aggiunto - di chiedere ai deputati di dimezzarsi lo stipendio”.

Molto accesi in Aula i toni dei deputati di Grande Sud, tra i più critici nei confronti del ddl. O meglio, del modo col quale si è discussa questa legge. “Approvare una norma così importante in sette minuti o in sette giorni – ha detto Titti Bufardeci – fa una bella differenza. Io sono favorevole al taglio dei deputati, ma insieme a questo bisognava discutere altri aspetti, come la ‘norma anti ribaltone’. Oggi – ha aggiunto - ci stiamo castrando: stiamo dicendo all’opinione politica che la politica non serve a nulla”. Ma alla fine anche Bufardeci ha votato a favore, così come il compagno di partito Carmelo Incardona, che in apertura di seduta, però, aveva dichiarato “voto contrario e di protesta” e ha richiesto il voto segreto. Ipotesi scartata da Cascio perché era già stata avviata la dichiarazione di voto.

E a favore ha votato anche Giuseppe Arena dell’Mpa che ha definito questo ddl “una truffa ai danni dei siciliani, visto che si risparmieranno ‘appena’ sei milioni di euro l’anno”. Per la verità, Arena aveva proposto anche un emendamento con la richiesta di ridurre i deputati a 48 e non a 70: “Perché al numero di cinquanta, determinato da una norma nazionale, io vorrei eliminare la figura del miglior perdente e quella del governatore eletto”. Ma su questo tema ha replicato Antonello Cracolici: “C’è sempre qualcuno che ne sa più degli altri. Solo che spesso, chi chiede di più, in realtà, vuole che non si faccia nulla”.

L’emendamento di Arena è naufragato insieme agli altri perché in apertura di seduta, alle 10.30 (inizio previsto per le 10) erano presenti in Aula una manciata di deputati. Assenti i firmatari (anche Rudi Maira, che nel suo intervento parlerà di “eccessivo formalismo”), gli emendamenti sono stati considerati decaduti dal Presidente Cascio, che ha “dribblato” la questione con una battuta: “Alle 10.30 erano presenti in Aula solo cinque deputati? Ho pensato: bene, oggi faremo prima”.

Stralciati anche gli emendamenti di Pdl e Grande Sud, ma questi seguiranno un destino diverso. Gli articoli aggiuntivi presentati dalle opposizioni, che prevedevano la cosiddetta “norma antiribaltone” (cioè la decadenza della Giunta in caso di cambiamento della maggioranza eletta), oltre alla possibilità di avanzare la mozione di sfiducia non solo per il Presidente della Regione, ma anche per gli assessori. Questi articoli comporranno un apposito ddl che è già stato trasmesso al vaglio della prima Commissione. Una scelta che non ha scontentato più di tanto il capogruppo Innocenzo Leontini, che ha però attaccato una maggioranza che “non esiste maggioranza senza ...la minoranza. Infatti, - ha aggiunto Leontini - su quattro disegni di legge sottoposti all'esame dell'Ars, tre ddl vengono approvati con il determinante contributo dell’opposizione, compreso quello importante di riforma dello Statuto e riguardate la riduzione del numero dei deputati”.

Favorevoli all’approvazione del ddl, fin dall’inizio, l’Udc che col capogruppo Adamo ha dichiarato: “Abbiamo votato sì al taglio del numero dei deputati all'Ars perché siamo convinti che sia più che opportuno dare un segnale all'esterno. Questo provvedimento – ha aggiunto - non sanerà di certo l'economia dell'Isola o lo si può considerare la soluzione di tutti i mali" e Fli: “Quello di oggi – ha detto il capogruppo Livio Marrocco - è un voto contro chi difende la casta. La Sicilia in questo caso si pone all’avanguardia rispetto a tutto il resto dell'Italia”.

Ma qualcosa di più, forse, la Sicilia avrebbe potuto fare. Almeno stando alle parole del presidente Raffaele Lombardo, secondo cui, più che il numero, l’Assemblea avrebbe dovuto  ridurre le indennità dei parlamentari: “Avrei perseguito questo obiettivo – ha detto Lombardo conversando con i giornalisti a Palazzo d’Orleans – senza toccare il numero dei deputati, evitando così di avviare un iter complesso come quello di modifica dello Statuto”. Ma la replica di Cascio è arrivata puntuale: “Una cosa non esclude l’altra. Magari interverremo di nuovo sulle indennità. Che in questi anni, però, è bene precisarlo, sono già scese del 20%. E la riduzione del numero dei deputati porterà ad altri effetti benefici in termini di risparmio, a cominciare dal dimagrimento della pianta organica dell’Ars”.
Ma perché tutto ciò diventi realtà bisognerà aspettare il doppio passaggio in parlamento nazionale: “Camera e Senato – ha spiegato Cascio - dovranno approvare la nostra riforma entro fine legislatura. Ma credo che i tempi siano più che sufficienti”.