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La lettera

La mia odissea all'Inpdap



, Cronaca, Palermo
Palermo, città che aspira a divenire metropoli con una certezza: i disservizi sono il pane quotidiano. Oggi tocca alla Direzione provinciale dell'Inpdap di Via Puglia. Una sede neonata, una Torre scintillante di specchi, denaro investito a gogò per uffici accoglienti e confortevoli, ma solo per dirigenti e impiegati. I cittadini, gente da strattonare, esseri costretti a file interminabili sotto qualsiasi condizione climatica. Oggi, oltre cento persone costrette a subire acqua e raffiche di vento in attesa che aprissero lo sportello posto al piano terra di una stradina buia e stretta (via Puglia) a recuperare un pezzo di carta e scrivere i nomi man mano che i cittadini giungevano.

Apertura con 15 minuti di ritardo ( molti erano stati a turno sin dalla mattina, costretti a tornare alla 15 perché alle 13,30 dall'Inpdap hanno buttato tutti fuori dicendo di ritornare ). Nel pomeriggio si completa la sceneggiata. Novanta persone a turno vengono fatte entrare ad uno ad uno, sulla scorta di un elenco di arrivo predisposto spontaneamente dai cittadini. Finalmente l'accesso agli uffici, hanno pensato in tanti, ed invece una volta dentro un nuovo turno per tipologia di servizio erogato ed anche questo a totale autogestione dei cittadini. Un locale con circa 60 posti a sedere e con fogli volanti dove gli impiegati indicavano per numero arabo il riferimento del servizio ove ciascuno spontaneamente doveva iscriversi. E lì l altra attesa in balia del destino, quel destino che si è scagliato contro tutti coloro che sono nati in una terra che ambisce a diventare grande ma che agisce da "Terzo Mondo".

E quando qualcuno ha avanzato rimostranze un distinto funzionario ha risposto per le rime dicendo di non lamentarsi perché all'INPS è peggio. Per non parlare della strutturazione degli spazi di accoglienza, piccoli box senza porta e con vetrata libera, in barba a qualsiasi rispetto della privacy. Giusto per non farsi mancare nulla. Qualche impiegato addetto al ricevimento del pubblico, in poco meno di due ore ha abbandonato la propria postazione adducendo motivi di lavoro ( addetto al Tfr) per ben 12 volte, rallentando vistosamente il deflusso delle 20 persone in attesa di informazioni. Gente disperata e qualcuno con diversa abilità costretto a lunga attesa. Per non parlare dei pensionati, di coloro che aspirano a fuggire da un sistema che sta cambiando le regole nazionali vertiginosamente.

Diverse le scene di alterazione, e comico l'atteggiamento di due impiegati posti all'ingresso della Torre B ( sede degli uffici) che si sono rifiutati di contattare la direzione provinciale dell'Inpdap perché non è previsto e comunque anche a volerlo non ci sono linee telefoniche. Un cantiere aperto dove a pagare sono ancora una volta pensionati e lavoratori. Chicca per completare il quadro: alle 17 una decina di utenti si sono lamentati per l'ennesimo abbandono della postazione da parte dell'impiegato alla postazione TFR. Si è scoperto poi che i continui allontanamenti dipendevano dai telefoni che non esistono ad oggi nelle postazioni di lavoro. Si riceve il pubblico ma non si dialoga con gli uffici, bell'esempio di efficacia ed efficienza, per dirla alla Brunetta.

(Lettera firmata)