Live Sicilia

La domenica di Livesicilia

La tolleranza, sai, è come il vento



, Cronaca, Palermo
La tolleranza è come il vento. La senti appena, quando soffia, la scacci con la mano. Ma se il vento passa, ti cambia e tu te ne accorgi troppo tardi. La tolleranza non piace a tutti. Non piace a chi pensa che prima o poi ti ruberà qualcosa. Non piace ai superficiali che la confondono col "buonismo". Non piace, di converso, agli estremisti acquartierati sulla sponda opposta del fiume, perché - dicono - chi tollera è comunque razzista, attribuendo alla parola non la dolcezza dello scirocco, ma l'ispida concessione di coloro che elemosinano un obolo alla diversità.
Eppure, la tolleranza soffia. E conserva la sua dolcezza di scirocco. Ci accarezza il viso, distende i lineamenti. Accade soprattutto nel sorriso che comprende, perdona o, semplicemente, sorride.

La tolleranza a Palermo, ormai, è un bene di lusso, come la solidarietà, come la gentilezza. Veniamo al nostro quotidiano, alla cucina domestica di Livesicilia, alla casistica delle relazioni interne. Esce in agenzia un allarmatissimo comunicato sindacale che prevede la fragilità di stipendi e pensioni per i regionali. Lo riprendiamo. Uno si attenderebbe preoccupazione, inquietudine ed empatia. Però un minuto dopo, in alcuni commenti, scoppia una fiesta, un giubilo affatto trattenuto, riassumibile così: finalmente alla fame anche voi. Logicamente, i sottoposti a tanta sevizia si organizzano in falange macedone. Così si fanno vivi, quando per fortuna l'emergenza rientra, con pernacchioni, gesti dell'ombrello e testate mediatiche nelle gengive altrui, previa rincorsa di settecentocinquanta metri.

Una madre massacra il proprio figlio a Palermo. Quasi subito, la partecipazione per le sorti di Samuele diventa lanterna, forca, sapone sulla corda e a sua volta massacro. L'episodio è esecrabile. Lo è altrettanto l'odio che si sviluppa e divampa, intorno a una donna fragile e violenta. Leggi e capisci che il furore non sgorga soltanto dal dramma. Era lì, combustibile sonnecchiante. Era pronto a balzare fuori. La mamma di Samuele o la disputa su Zamparini, non è che facesse poi differenza...

Anche su Livesicilia, cari lettori, siamo un po' intolleranti. Lo siete voi che vi dardeggiate col sarcasmo, senza voglia di capirvi. Lo sono io, le volte in cui - capita - posso eccedere nelle risposte con altrettanto gusto dello sbeffeggiamento. E' che mi pare sacrilego lo spettacolo di un eccezionale mezzo di comunicazione ridotto a corrida, a camposanto della reciprocità. Quando abbiamo inventato Livesicilia abbiamo pensato all'informazione, certo. Tuttavia, sognavamo pure di costruire la casa del dialogo. Un posto che favorisse lo scambio dell'incontro e della parola, non l'avvento della mano che scrive un insulto sul muro. E si dilegua.

Mettiamo insieme i frammenti, per quanto possano apparirci lontani. Riconosciamo la colla dell'odio, forse nato dalla sofferenza e dalla paura, che li unisce.  Sono pezzetti di storie apparentemente differenti. Invece raccontano non soltanto la nostra non disponibilità a infilarci nelle scarpe dell'altro. Narrano l'inimicizia dei piedi che percorrono sentieri irriducibili. Gli occhi, la voce e le orecchie non si limitano al silenzio ostile o alla corrucciata impenetrabilità. Le dita vogliono la percossa, il ceffone sul viso.
 Non c'è che da pregare con quel po' di bocca buona che ci rimane. Non c'è che da poggiare anima e corpo su un cammino differente. Non c'è che da cantare in coro: "La tolleranza, sai, è come il vento...".