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La maratona dell'ars

Precari salvi, sì al ricorso
Bocciata la norma "salva-parenti"



, Palermo, Politica
Passa il “salva-precari”. Affonda il “salva-parenti”. Pronto il ricorso alla Consulta contro l’impugnativa dello Stato sul ddl stabilizzazioni. Respinto un emendamento che avrebbe dimezzato lo stipendio agli assessori. È questa l’estrema sintesi di una giornata all’Ars ricca di novità, polemiche e colpi di scena. Eppure, all’ordine del giorno era previsto inizialmente un solo punto: l’approvazione dell’esercizio provvisorio. Un documento che nei giorni scorsi si è arricchito di una serie di emendamenti e articoli (molti dei quali frutto dello stralcio del ddl sui precari approvato una settimana fa). Dopo ore di dibattimento, il ddl sull’esercizio provvisorio è stato sdoppiato in due norme diverse. L’Ars ha poi previsto, per il 10 gennaio, la discussione di un ddl che riproporrà il testo sulle stabilizzazioni, nonostante l’impugnativa del Commissario. “E presenteremo un ricorso alla Consulta contro quell’impugnativa” aggiungono i deputati in schieramento “bipartisan”, da Cracolici a Vinciullo.

Ma oggi l’obiettivo principale era quello di riuscire comunque a prorogare gli stipendi degli oltre 700 precari storici della Regione. Obiettivo centrato, agganciando questa proroga all’esercizio provvisorio che per l’occasione è stato prolungato da due a tre mesi. Tanto quanto la proroga dei contratti, appunto, per la quale l’Ars ha stanziato una somma di 7,8 milioni di euro. “Innanzitutto – ha detto il capogruppo del Pd Antonello Cracolici - era necessario assicurare la prosecuzione del rapporto di lavoro, e lo abbiamo fatto attraverso la proroga dei contratti. Ma resta fermo l’obiettivo della stabilizzazione: in questo senso, alla luce dell’impugnativa del Commissario dello Stato, non escludiamo di ricorrere alla Corte Costituzionale”.
Si è astenuto dal voto sull’esercizio provvisorio, invece, il Pid che attraverso le parole del capogruppo Rudy Maira ha stigmatizzato l’operato del governo: “Lombardo – ha detto - ha fatto perdere ogni autorevolezza al governo regionale, a tal punto che anche una vertenza come quella dei precari storici ha rischiato una pericolosa impasse e la beffa del blocco del processo di stabilizzazione”. Per il capogruppo del Pdl Innocenzo Leontini, invece, il varo del quarto esercizio provvisorio in quattro anni rappresenta “una vera tragedia per la Sicilia, con difficoltà enormi per imprese, lavoratori, enti”. Toto Cordaro sceglie invece la strada del sarcasmo: “La Sicilia con la guida di Raffaele Lombardo si trova sul Titanic. È davvero grave che la legge sulle proroghe e le stabilizzazioni dei precari sia stata impugnata per la prima volta nella storia per mancanza di copertura finanziaria nonostante il parlamento regionale fosse stato rassicurato da soggetti della maggioranza, che invece si sono rivelati millantatori e imbonitori, circa presunti avalli dati dal Commissario dello Stato”. Alla fine, come detto, il ddl è passato. Approvato l’esercizio provvisorio fino al 31 marzo del 2012. Data alla quale sono stati prorogati i contratti dei precari.

Tutto il resto, previsto inizialmente nel ddl, però, è stato stralciato in un secondo disegno di legge. In questo sono confluiti, in pratica, i provvedimenti sulla Formazione professionale (20 milioni nel Fondo di garanzia) e sul nuovo regime delle pensioni attraverso la legge 104 (stop ai privilegi dal primo gennaio, “fatte salve le istanze di quiescenza dei dipendenti in possesso dei requisiti alla data del 22 dicembre 2011, purché presentate prima della data di approvazione della presente legge”). Nel nuovo ddl anche la norma che consente il terzo mandato ai sindaci, nel caso in cui uno dei due mandati precedenti ha avuto durata inferiore a due anni e mezzo e anche quella che abolisce la precedente deroga al patto di stabilità prevista per le Camere di Commercio.

Bocciata, invece, la cosiddetta “norma salva-parenti”. Si tratta di un emendamento presentato dal capogruppo del Pdl Innocenzo Leontini. Questo emendamento non chiedeva, in realtà, di sopprimere la norma che stabilisce l’incompatibilità tra i ruoli di amministratore e consigliere dello stesso comune tra parenti entro il secondo grado, ma chiedeva di far entrare a regime la norma dal prossimo rinnovo dei consigli. Ma l’Ars ha respinto l’emendamento. Dal primo gennaio, gli assessori che hanno anche un cognato in consiglio, dovranno dimettersi. “Si trattava soltanto – ha commentato Leontini – di non cambiare le regole del gioco a partita in corso. Era una norma di buon senso che, tra l’altro, non avrebbe comportato alcun costo aggiuntivo per la Sicilia”. La spiegazione della bocciatura di questo emendamento, giunta tramite il voto segreto, è forse tutta nelle parole del vicepresidente dell’Ars Santi Formica: “Forse l’Aula si è fatta un po’ coinvolgere dal vento di antipolitica che oggi soffia molto forte”.

Ma non è questo l’unico emendamento che l’Aula ha deciso di non far passare. Anzi, al ddl sull’esercizio provvisorio erano stati agganciati una ventina di emendamenti dagli argomenti più disparati. Tra questi interventi, bocciato quello proposto dai deputati Ruggirello e Maira. Se l'emendamento fosse stato votato in aula, il compenso degli assessori sarebbe stato ridotto notevolmente, passando dagli attuali 14.200 euro circa a 4mila euro. L'emendamento, infatti, prevedeva l'erogazione della sola indennità di funzione equiparata a quella del vice presidente dell'Ars, sopprimendo quella aggiuntiva equiparata al parlamentare regionale.
La scelta della presidenza di dichiarare inammissibile l’emendamento ha scatenato la reazione di Ruggirello, che ha deciso di passare al gruppo misto. “Un’azione di protesta – ha spiegato il deputato Mpa – nei confronti sia del presidente dell’Ars Cascio, che nel respingere gli emendamenti non ha nemmeno scelto di confrontarsi con i capigruppo, e col mio stesso capogruppo che, dopo aver già in passato ritirato la firma da un ddl da me proposto (quello sul riordino delle coste, da molti considerato una “sanatoria”, ndr) non ha sostenuto nemmeno questo emendamento”. Ma Ruggirello ha precisato che questa scelta di aderire al misto non prelude, al momento, a nessun “cambio di casacca”.

Infine, come accennato, oggi l’Ars ha deciso di porre all’ordine del giorno della prossima seduta, prevista per il 10 gennaio, la riproposizione delle norme del ddl sui precari impugnate dal commissario dello stato: “Una volta approvata dall'Aula, - spiega il presidente della commissione bilancio Riccardo Savona - la norma sarà nuovamente impugnata dal Commissario dello Stato, ma, questa volta, il governo procederà alla relativa pubblicazione. Spetterà dunque alla Corte costituzionale  valutare i profili di legittimità delle stesso”. Insomma, l’Ars riproporrà esattamente quel ddl pur sapendo che verrà bocciato. Ma il ricorso alla Consulta è già pronto.