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Il punto

Paghiamo la politica
Basta che sia nobile



, Palermo, Politica
La classe dirigente di un popolo, di un Paese, di una regione, deve essere pagata bene. Chiunque - in democrazia - può aspirare a ruoli di Parlamento o di governo, purché abbia motivazioni nobili, anche il figlio del precario. Pagare il giusto significa, in un meccanismo virtuoso, permettere l'accesso dell'umiltà capace ai piani alti, sottrarre l'uomo che porta il carico delle speranze di tutti alla tentazione della frode. Se vogliamo ricostruire davvero la politica è necessario guardare al suo profilo migliore e ideale, non alla bottega sordida che è diventata.

Invece, impazza il demone dell'antipolitica. Taglia un pezzetto di là. Cesella un contributo di qua... E' una corsa all'oro, una rincorsa al merito. Col trucco. Come i bambini che vogliono sembrare bravi, nonostante le dita sporche di martellata, così sono molti dei nostri onorevoli che hanno riscoperto un inatteso gusto della sobrietà. Fanno a gara per impugnare forbici più grandi di loro. Si distinguono nella caccia grossa al privilegio altrui. Imbracciano la carabina di un'etica non credibile, pur di apparire stranamente socratici, campioni di equilibrio e di una rinnovata maieutica dello spirito pubblico.

Ci dispiace, non ci caschiamo. Chi scrive ritiene che il richiamo del presidente Cascio indichi un principio tutto sommato corretto. Vogliamo pagare il servizio della politica, purché ci sia un ritorno concreto e un'attitudine ideale di buon governo e buona moralità. La trasparenza non esiste? Un po' è anche colpa nostra, del popolo minuto. Siamo distratti. Non ci curiamo del Palazzo, se non per assaltarlo. Sputiamo parole amare alla luce del giorno contro il potere. E di notte andiamo a cercarlo per prostituirci, in cambio di volgari serenate al chiaro di luna.